Live report: The Cellophane Flowers – Hancock, Cagliari


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17 marzo 2012

In mezzo alla penombra dell’Hancock, un’imponente poltrona di legno si erge sul palco. Vuota.
Legno e velluto, attende un ospite importante. Per ora, ci si siede su un enorme punto interrogativo.
Ai suoi piedi, decine e decine di latte di birra.
Marche varie, messe in pila coprirebbero la distanza dalla Terra alla Luna.
Penso siano tutte vuote, eppure il punto interrogativo è del tutto sobrio, in attesa che venga cacciato via a pedate.

Fuori il cartellone dice The Cellophane Flowers present “Mary’s eyes” release new video, se lo suggerisce Interno 24 mi intrufolo dentro.
Non ho idea di chi siano The Cellophane Flowers.
O meglio, so ben poco.
Dieci anni di attività, due dischi, ma l’unica cosa che sono riuscito ad afferrare con mano è lo splendido video di “Part of me“, diretto da Dario Trovato, in cui, tra le tante cose, troviamo un Federico Neeva nei panni del professor Nivozzi e la cult location di Lello a Castello.

Intanto che cerco inutilmente di tessere le fila di quella spensierata trama di dissolvenze, il Festona d’eccezione sale sul palco e si accomoda sul suo trono. Scalcia via qualche lattina. Birra alla mano, borsa frigo stracolma utile anche come poggiapiedi, telecomandone per dare il via alle immagini.
Mary’s eyes“, così come il precedente raccontino, è una favola di tenue espressività quotidiana, un fraseggio in cui solitudine, letteratura e sentimento dialogano in sintonia. Tra le immagini nitide a più velocità, qualche lacrima, qualche viso, qualche scorcio cagliaritano.
Svanito il sogno, The Cellophane Flowers si palesano.

Kiko, Sergio e Davide sono supportati da Maurizio Corda (Mucca Macca, Mom8) alle tastiere, Rhodes & Hammond, e Frichi Dessì (Crc Posse, Papatachi, Mucca Macca) al contrabbasso e alle linguacce, per un’ennesima, nuova incarnazione.
Quintetto: occhiali più o meno pesanti, più o meno colorati.
Gilet e cravatta.
Uno stile impeccabile, discorso filosofico iniziale a parte.
Chills up my spine” e “Up I wanna be with you” sono un distillato di alternative chitarristico 90′s. Ci si trova molto Jeff Buckley, come una certa introspezione Pearl Jam. Arpeggi oscillanti/eterei/sospesi. Una cura strumentale notevole, atta a far vagare i pensieri.

Ci si immagina per forza con un bicchiere in mano.
C’è un divano. C’è qualche storia passata, scivolata via. Gli amici di qualche anno fa. Un appartamento e le sue chiavi. Cose andate, ma per nulla sbiadite. Come i cocci di una tazza caduta tanti anni fa, prendere la colla, stare attenti a far aderire ogni pezzo per avere ancora l’oggetto intero.
Se non utile, almeno prezioso.
Un valore del tutto personale.

E’ la voce calda e versatile di Kiko, che si fa confidenza sussurrata. Barchetta galleggiante, guidata dalla corrente dolce, tra la batteria e lo xilofono di Sergio in “The Bosley Circus“. Potrei essere in doccia a canticchiare con loro, non sarebbe molto diverso.
E non sarebbe fuori luogo vederli suonare come orchestrina durante l’affondamento del Titanic. Se non ci fosse tutta questa foga di scappare, di andare lontano. Prender posto li davanti, applaudire felici.
Fischiettare con i fiori di cellophane.

E’ proprio il lapsus beatlesiano che richiama all’orecchio una fascinazione sixties. La sponda però è quella opposta agli eccessi di Lennon. Sono invece le melodie alla McCartney a influenzare lo stile. Come in Inghilterra hanno saputo fare i Travis e Badly Drawn Boy, in Italia i Perturbazione e forse gli Ex-Otago e i Nest, The Cellophane Flowers trattano d’amore con una poeticità innata e leggera.
Complice.

In “Feelings” i cambiamenti climatici e gli sbalzi d’umore la fanno da padrone, ma non manca la vena di cazzonaggine divertita, che non stona affatto.
Ultima scampanellata per la solitaria “Junk“, altre divagazioni funk alla Beasties/Wonder, una carica cover di Tenco.
Da crooner, da piccioncini, l’amore per la canzone italiana.
E se questo è un concerto per trentenni, io mi ci imbarco a pieno titolo.

Scaletta:

Chills up my spine
Part of me
Up I wanna be with you
The Bosley Circus
Mary’s eyes
Feelings
Junk
I will follow
Wake up
Un giorno dopo l’altro

Testo di Alessandro Pilia

Foto di Paola Corrias

Info The Cellophane Flowers:

http://www.myspace.com/thecellophaneflowersspace
http://www.facebook.com/thecellophaneflowers

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