DONA CURA

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La rassegna itinerante Cinebarrio porta il cinema nel quartiere Sant’Elia, a Cagliari. Cinebarrio affronta il tema del paesaggio periferico e, quindi, l’abitare la periferia “sia essa umana o geografica”.

Ho suddiviso l’intervento artistico del 12 ottobre in due step.

Il primo ha visto la realizzazione dell’installazione site-specific DONA CURA, pensata a partire dal tema della proiezione del giorno, la lotta per la casa, e dallo spot a me assegnato.

Mi è stato proposto di intervenire su un piccolo edificio abbandonato.

Per me quelle due stanze, scoperchiate e sventrate, possono essere una casa. Basta aggiungere una sedia, un tavolo, un frigorifero. Basta far si che quello spazio diventi un luogo familiare. Ed è subito casa.

Il secondo step è un’attività laboratoriale collettiva. Con le persone presenti abbiamo realizzato in scala il modello architettonico delle due stanze. Questo è stato posizionato all’interno del rudere, tutt’ora a disposizione per ulteriori interventi.

 

Rassegna a cura di L’Ambulante e Urban Center.

Intervento artistico a cura di Daniele Gregorini.

Documentazione fotografica: Alessandro Pilia, Sara Fadda, che ringrazio particolarmente per l’aiuto nella realizzazione dell’installazione.

Paola Corrias site-specific installation at Sant'Elia

Paola Corrias site-specific installation at Sant'Elia

Il televisore proietta l’immagine di un parcheggio allagato di Sant’Elia in seguito alle piogge del 10 ottobre 2018.

 

Paola Corrias site-specific installation at Sant'Elia

 

Paola Corrias site-specific installation at Sant'Elia

 

 

Paola Corrias site-specific installation at Sant'Elia

 

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SANTA OVIS

19 aprile 2018

h 22:28

Santissimi. Un’unica persona. Non I Santissimi, ma Santissimi, come quando si pronuncia un nome proprio. Sara, ad esempio, oppure Antonello.

La Mosca. Un insieme di mosche, sempre nei punti giusti, condensate in quelli nevralgici. L’insieme di mosche è testimone di un messaggio (è la continuità, è il cambiamento). Ha, forse, un’accezione positiva. La Mosca non è un essere fastidioso, ma preannuncia una imminente forza sismica. Se questo non è cambiamento…

La Mosca si posa in forma multipla su un corpo beato che non segue le regole della normale composizione. Siamo nel mezzo di una perfetta simbiosi, è la pace dei sensi di un momento estatico. Pura bellezza

Il Corpo (e i suoi colori), “la propria vera identità”.

Non è deforme. E’ sufficiente far trascorrere una mezza dozzina di secondi per liberarsi dalle regole della normalità.

Non è deforme.

Questo corpo è l’emblema della transumanza. Questo corpo è una pecora che viaggia nel suo e in altri tempi, da una montagna a una vallata fino a un’altra montagna ancora, perché la stagione è di nuovo finita proprio quando un’altra è appena iniziata.

Avvinghiato, solido e saldo su un parallelepipedo bianco l’equilibrio è perfetto.

L’Espressione. Le Orecchie. La cornice del volto. Non posso smettere di guardare il volto, quasi invidio la sensazione di beatitudine che trasuda dal silicone.

Nessun pelo o pelliccia su questa pelle di rivestimento se non la Mosca. Dov’è la pelliccia? L’abbiamo persa nel mutamento, si è impigliata in un incolto cespuglio di rovi durante lo spostamento lungo chilometri.

Alla base le macerie, il positivo del negativo o il negativo del positivo, il sovrappiù necessario per l’esistenza di questa creatura. E’ una questione di equilibri.

Il corpo umano in tutte le impossibili varianti.

OVIS

h 3:33

Paola Corrias

 

OVIS credits SANTISSIMI II

Photo credit SANTISSIMI

OVIS credits SANTISSIMI

Photo credit SANTISSIMI

Fantasia ne me quitte pas composizioni e collages di Paola Corrias

La luce fioca, l’uscio possibile, il seguito in attesa
Si mostrano le forme di una vicenda originale che, nei punti sensibili, distribuisce somiglianza

Il movimento è quello che a volte si genera ad osservare una deflagrazione

Istante per istante

i canoni si fanno anonimi fino
a rivelare le strutture portanti di un’identità in fuga nel bosco.
La fiaba irrompe e sospende il tempo, per continuare a giocare.
Anche le piccole forme dell’insieme precedente inventagliano storie
l’incubo e la visione ballano l’estasi di esistere
il normogiudizio fa l’uncinetto in cantina.

Il seguito ci sta sempre alle costole. Un altro rotolo di spago in cantina, ora!

Fantasia ne me quitte pas
Composizioni e collages di Paola Corrias

Prima personale a cura di
S’umbra Percorsi Visivi

Cagliari–Castello
Via S. Giuseppe 17

28 febbraio/10 marzo
dal martedì al sabato 18/21

inauguratziò 28 febbraio alle ottodisera

 

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La carne

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La pietra

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RELICS di Davide Tronci

Ciò che resta dopo l’esplosione presto sarà un pugno di falangi.

È il preludio della morte. Inizia il disfacimento organico. Si contrappone alla graduale strutturazione dei ricordi in un unico possente mosaico.
I pezzi del corpo sono tessere prima scarnificate e poi assemblate, maneggiate da chi è sfuggito alla morte.

Amuleti / Reliquie / Amabili Resti.

Spoglie. Povere rimanenze, infime concrezioni di calcio soffocate da pietre preziose, incorniciate da barocchi cumuli di oro e diamanti che manifestano il potere.
Prima o poi si torna allo scenario zero dal quale si ricomincia, come dopo la nascita, a lasciarsi passivamente costruire una nuova identità, spessa come il tempo passato.
I moduli organici di un complesso sistema mobile sono ora chiusi in una teca di vetro penetrata da un raggio zenitale.

Il parallelismo.

Chi è sopravvissuto teme il flusso del tempo e cerca febbrilmente di arrestarlo.
Un feticismo dell’oggetto che era carne, un fanatismo del momento che ora è solo una miscela di fotografie e odori vaporizzati. E il vapore, per sua natura, si dissolve in idrogeno e ossigeno.
Occorre interrompere il ciclo dell’acqua, meglio ancora invertirlo.
Ultimo estremo tentativo di allungare la vita o di non lasciarne svanire la traccia.
Un fare taumaturgico.
Dicotomia sensoriale che lascia trasparire scala di grigi e volumi da uno strato trasparente.
Dicotomia visiva.
La selezione dei fotogrammi migliori di una bobina.
Il primo dente caduto. La donna-icona persa tra estasi e disperazione. La cicatrice sul torace.
Ritorna in mente la donna incoronata, simbolo identificativo carico di simbologie pagane. Il mese di luglio e la dea Flora. Le icone russe e il primitivismo che secca e segna la massa.

Ossa nude a piene mani indossano guanti da motociclista, armate (le mani) fino ai denti (quelli persi) per rincorrere il susseguirsi delle ore, scavalcare il futuro e risvoltarne il flusso come fosse un calzino, o un budello ancora caldo. Il contenitore di una preziosa carne conciata che sarà consumata da stomaci voraci, immagazzinata da occhi spalancati, e ancora consumata come le notti delle folli contorsioni che si spengono solo quando sopraggiunge l’alba.
Fuori, due maiali in amore.
Dentro, l’altare di una chiesa invaso da mani e braccia e piedi accatastati.
Ex voto rigidi stesi in verticale.

Ma questa non è religione. E’ culto libero.

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Words: Paola Corrias

 

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