Live report: Everybody Tesla – Linea Notturna, Cagliari


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28 dicembre 2011

Sono qui per fare una recensione della serata musicata, ambientata e mostrata da Neeva (il luminoso) e dagli Everybody Tesla (tuttiquanti luminosi), offerta gentilmente dal Linea Notturna, con la collaborazione di HereIStay e On2Sides.
In effetti non mi dovrei dilungare molto, perché sono sicuro che ogni singola persona lì dentro conosca alla perfezione, anche di persona, tutto quello che c’era sul palco, ma tant’è.
Lo faccio per me e per il buon nome del live looping.

Giusto il tempo per “Root down (free zone mix)” dei Beasties e vengo placcato come un pollo.
Ecco di nuovo l’indiano, che ogni tre o quattro coppiette andate a male mi si avvicina con una rosa immersa nel blu elettrico (esadecimale #oo3399, per intenderci).
E’ anche lui un progetto di live looping.
Diniego per guardare avanti, al mondo dello spettacolo.
Gli Everybody Tesla tornano dal continente per fare un live, e già nella testa mi rintrona la voce di un’amica di un’amica: “E’ il coinquilino di …, lei si è trasferita a …” frase che sentirò solo due ore dopo. Informazioni sull’immigrazione, il governo è allo stremo, tutto sul giardinaggio collinare.

Sono rintronato dall’enorme mole di suoni impolpettati da Dario Licciardi e dal già citato Alessio Atzori (MyNerdPride).
Tiro le somme: conto cinque pezzi, più il primo ripetuto come bis, ma potrebbero essercene dentro almeno una trentina. E’ roba talmente spessa e stratificata che si fa difficoltà a capire da come venga fuori da sole dieci dita. Al tempo stesso in mezzo si può intravedere lo strato di tempo intercorso per realizzarla, per fare in modo che questa massa enorme, impastata e servita, venga bene.
Tutto ciò è enorme.

Si ha l’impressione che Phil Spector, una volta uscito dal gabbio, abbia rapito Geoff Barrow, impasticcandolo di Zigulì, per poi obbligarlo a provare “Alle auf pause” con i Couch, o i Can?
Ci trovo la ritmica spezzata e rattoppata di Shadow, montata su tasti dal buon Alessio, gli sfarfallamenti sui pulsanti di Daedelus, premuti da Dario.
Ci sono io, che d’estate il mare era lontano, e mi piazzavo di fronte allo schermo con davanti un sei ore su GTA 1969 e dietro tutti gli mp3 di Def Cut al Battle Of The Year del 1998.
O qualcosa così.

Ci sono manopole che non significano per forza note musicali, ma solo la sensazione che emana lo srotolarle.
C’è quel modo di far musica, a metà tra “Non esistono più eroi” dei 3000 Bruchi e “Ghost train” dei Gorillaz (“Federico ha ragione“). Le voci d’oltretomba filtratissime che un tempo usavano tutti i Marco Fasolo, i Dan Deacon, gli Jònsi Birgisson.

Il divertimento, una volta assimilato il modus operandi della coppia, è cercare di capire chi fa cosa, per riuscire a dedurre se il tutto sia la somma delle parti o, come credo, l’alchimia d’impatto degli Everybody Tesla funzioni perché del tutto minestronata. E’ pieno di giocattoli con cui spassiarsi: downtempo modulato, crescendo con botte, chiacchierate tra delfini, Fabio Frizzi e le cosidette casse in quattro.
I tormentoni, l’odio della parola “tormentone.

Il primo pezzo è stato un calderone senza altri aggettivi necessari.
On time and on tune“, disse lui.
Sono un po’ commerciali“, rispose lei.
E da li in poi tutto suddiviso in canzoni.
La resa totale ha un che di perfezione, e non solo per il posto che mi sono scelto. Piermario questa volta è stato un vero maestro, mi giro un attimo indietro e lo vedo che scatta fotografie, col flash.
E’ contento anche lui.
Solo alla terza interruzione arriva “Bee twin mountain“, singolo che spopola per le radio dell’isola, e nei mangianastri di tutte le Lancia Integrale che sfrecciano in via Roma in direzione K2. In attesa del posto di blocco di un enorme Game Boy che, oltre patente e documenti, ha da chiedere che al punk non servano più gli strumenti analogici.
Tanti clicche, nessun cliché.

E alla fine?
Rifacciamo la scaletta da capo“.
I ragazzi hanno terminato l’esecuzione visibilmente emozionati.

Do per scontato che i lettori di questa recensione siano in una condizione di upperclassing entertainment, per cui mi sono permesso di usare parole come: neg(r)o™, fisting, live looping e Piermario.
Ho deciso invece di non nominare sino alla fine gli Animal Collective.

Testo di Alessandro Pilia

Foto di Paola Corrias

Info Everybody Tesla:

http://www.myspace.com/everybodytesla
http://soundcloud.com/on2sides/sets/everybodytesla-ep
http://it-it.facebook.com/everybodytesla
http://oubliettemagazine.com/2011/02/25/everybody-tesla-videoclip/

 

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