Live report: Magnetix – Linea Notturna, Cagliari


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25 gennaio 2012

Entro al Linea Notturna e penso: “Dando uno sguardo su chi diavolo sono i Magnetix ecco che mi appare soltanto qualche smorto dato: insomma sono due tizi di Bordeaux, si chiamano Looch Vibrato e Aggy Sonora, e con due nomi così che vuoi che combinino se non una specie di campionamento della scena di dieci anni or sono, tra Detroit e New York, impelagandosi nel miscuglio tra uomo e donna, garage e vintage, strimpellate clean e assoloni fuzz, piedi scalzi per lei e scarponi bagnati dalla pioggia per lui, sgabellini su cui poggiare morbidi, candidi, saccenti culetti e pedali scalfiti da luridi piedazzi alla ricerca di un potenziometro da girare nel bel mezzo del bridge decisivo, insomma se qualcuno non si ricorda The Moldy Peaches non gli resta che appoggiarsi al primo, e dico il primo, omonimo disco di The White Stripes, quello prima dei costumi balzani, dei mega concerti e dei finti filmati porno, quando c’era questa tendenza di dover fare un disco o per compiacere la babysitter o per pagarsi l’affitto, buttando ovviamente al vento ogni orpello…si, ma oggi, dopo dieci anni & valanghe di smozzicati ensemble racchiudibili nello scatolone a tre mandate di nastro Havana con su scritto “The” (cercarsi un encomiabile pezzo degli Es che ne dipanava le trasse) forse no, non c’era bisogno di una serata con un altro duo che per un’ora e mezzo di fila smanetta tra pezzi rock’n’roll stridentoballabili, spremute di pedaliere, 4/4 a rotta di collo e similcoveracce marce, senza nemmeno una e dico una ballata sentimentale.”

Entro al Linea Notturna e penso:Let’s go trippin’!! e subito giù di falcidiate tremolanti di Gretsch. Manco mi ripiglio dall’aver avuto una visione di Paul McCartney svolazzante, sulla zona privé del locale, che sono immerso in un cosplay di “Scott Pilgrim vs. The world“. Parecchi damerini twittano sul capocollo di Looch Vibrato e la funerea espressione di Aggy Sonora, mentre altrettanti riprendono il tutto su iPhone, sperando di fare il botto su youtube.
Tutto ciò: l’è da digerir.
Mentre le tonalità variano di continuo (no bass fidelity) su loop incasinati, ecco il Neeva che mi dipana la matassa di questa recensione: “Noncicapisco-noncicapisconulla! Eccovadodaunapartesisentebene-dall’altrasisentedimerda! Conunorecchio-sssi! Lo devo ancora-ècomplicato-COMPLICCATTO!
Federico aveva ragione, sono quelle zuffe sonore che quando torni a casa hai il fischio all’orecchio sino alla mattina dopo. E il bello è che la cosa è para para anche nei dischi superfuzzati del duo, dall’omonimo del 2007 all’ultimissimo “Drogue electrique“.
Resta spazio per blues da “The driller killer“, sputi, po’gazzi, stage diving con assolo Mudhoney incorporato e lo spazio per i regali a fineconcerto, in un tripudio di ovetti al cioccolato, baciozzi elasticizzati, mani su in aria e un sacco, troppe cose che si rompono tra le code hendrixiane, “White light/White heat“, la polvere sollevata e gli sguardi vogliosi di un pubblico di parrucchieri e parruccati. A la santé!

Entro al Linea Notturna e penso: “Eccoci al terzo colpaccio importato da HereIStay: The Magnetix sfoderano un guazzabuglio tamburo batteristico che sa di preistorico.
Pezzi come il singolone “I drink“, lo sfrangiato collage di “Mort clinique” e l’invettiva dell’uccellaccioDario“, sembrano fatti apposta per l’ondeggio collettivo, previa e raccomandabile consumazione di un qualche vinaccio, pannocchione con cannuccia o direttamente acqua ragia non diluita.
Questo monolitico essere arcigno, monumento alla francesità tutto d’un pezzo, si è portato da casa un bel lotto di pedali e, tra un bel Dan-Echo Danelectro, un Phase 90 di MXR, un Big Muff con toni e volumi sempre a manetta, e una bella scatola Tremolo della Dunlop, riesce a gestire il tutto sempre con capacità, senza cagare fuori.
Peccato per il poco affidabile jack sul Chromatic Tuner Boss, che ogni tanto gli ha dato da penare. Ma la maggior parte del pubblico se n’è fregata, credetemi, c’era proprio da sbattere la capoccia e non pensarci. “LR6“, “Rest of my life” e “Get you” su tutte.
La signorina alla sinistra, da quando ha iniziato a picchiare l’essenziale set dai possenti timbri bassi, sino a quando si è messa gli stivali, seduta giù in fondo a scartare il suo uovo di cioccolato, è stata una spalla dritta dritta, perennemente dietro gli umori nervosi del suo fellow, è andata al cuore del pubblico, guadagnandosi l’attenzione con la sua ritmica mancina/femminile/deviata, in costante apertura orale acchiappamosche.
Quello che c’è da sottolineare, in ambito Magnetix, è l’attenzione nel fare un low-fi che da spazio a una teatralità tutta continentale, nel mescolarsi del vocione istrionico figlio di Greg Dulli, in melodie pigliatutto & pigliabene, in arrangiamenti sempre colorati e al limite di un psych-barzotto (consapevole di poter usare diversi amplificatori per potersi spiegare con incisività). Senza dubbio un bell’impasto genuino danzereccio.”

Scaletta:

I drink (but my guitar doesn’t)
Grown up
Green light
Mort clinique
Look out
Dario
Feel high
Interlude
Drogue electrique
Living in a box
Head off
LR 6
Rest of my life
Fiend of time
Get you
Vietnam
Tell me why
Brain out
Down

Testo di Alessandro Pilia

Foto di Paola Corrias

Info The Magnetix:

http://magnetix.fr
http://soundcloud.com/drogue-electrique
http://www.myspace.com/themagnetix
http://shop.bornbadrecords.net/album/magnetix
http://slovenly.bandcamp.com/album/magnetix-positively-negative-lp
http://www.grunnenrocks.nl/bands/m/magnetixthe.htm

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