Intervista: Movimento Oscurantista


9 marzo 2012

Tenebre.
Questo porta su un vassoio d’argento il Movimento Oscurantista.
La loro prossima mostra, in programma dal 15 marzo (ore 18) all’ex Liceo Artistico di piazza Dettori sarà una tranciata a quattro ruote motrici su qualsiasi ego sensibile.
Potenziali rimorsi.
Baie aperte a toni tetri.
25 lame infilzate nei tessuti molli.
Baluginii a incandescenza.
Dematerializzato, dipinto e scannerizzato.
L’Oscurantismo in pittura mentre mi limito a gettar luce con la mia torcia a pile scariche.

A. P.: Movimento Oscurantista: quali sono le origini e le plusvalenze semantiche di questo nome?
Quali fini si propone?
Quali sono i presupposti e i punti di contatto che vi hanno portato a “legarvi” in un movimento?

Diego Dall‘Ara: Chi conosce il termine oscurantista sa bene cosa questa parola significhi: è l‘andare contro l’innovazione e le nuove idee, storicamente parlando. Il nostro significato di oscurantismo è totalmente differente: è l’idea di una nuova corrente artistica dai toni prettamente cupi e scuri.

Matteo Campulla: Quando abbiamo deciso di scegliere questo nome, tre anni fa, non pensavamo più di tanto all’ambiguità che potesse portarsi dietro. Era uno nome d’impatto che bene si abbinava al nostro stile. Tutto qua. Successivamente abbiamo iniziato a giocarci, proponendoci come critica a un certo tipo di arte contemporanea, di sistema (dell’arte) e di strategia (commerciale nell’arte).

Diego Dall’Ara: I nostri intenti però sono quelli di promuovere un nuovo genere pittorico e artistico. Ad unirci invece è stata sicuramente la passione per la vera arte.

Davide Ligas: Ci unisce la passione per una pittura forte ed originale, la stima reciproca e la voglia di intraprendere un percorso comune.
Chiaramente i nostri fini sono quelli di raggiungere il massimo, mantenendo però sempre la nostra individualità.

A.P.: Cosa vi appassiona leggere, sentire, guardare in questo periodo?
Cercando di scavare nel vostro interiore, che cosa avete assorbito, assimilato e buttato fuori nelle vostre opere?

Davide Ligas: La lettura per me è stata sempre una passione forte, non è mai stata però influente nei miei lavori. In quest’ultimo periodo ho letto qualcosa di Wilde e Dostoevskij ma non li ritroverai nelle mie prossime opere.

Diego Dall’Ara: In questo periodo sto leggendo Shakespeare, per quanto riguarda la musica invece in questi ultimi giorni ascolto Simon & Garfunkel, AC/DC, The Cure, oltre che i grandi italiani come De Andrè e Battisti. Cosa guardo poi? Devo dire che sono un appassionato di televisione e amo il cinema.
In televisione guardo un po‘ di tutto: film, spettacoli televisivi, teatrali, sport ecc…tutto però rigorosamente selezionato. Evito quindi di intossicare il mio cervello con tutto quello che di stupido ed insignificante propina la televisione.
Anche per me vale quello che diceva Davide, perchè il mio lavoro non è autobiografico e divido la mia persona dall’artista.

Matteo Campulla: Io al contrario penso di rielaborare tutto quello che mi capita sotto mano, indistintamente. Ascolto e guardo un sacco di cose che non mi piacciono, che m’influenzano tanto quanto quello che mi appassiona. Tutto questo macinato attentamente, rimescolato e sputato poi in una qualche maniera sulla tela o su qualche altro supporto di fortuna.

A.P.: Vi spaventa il fatto di poter far paura?
Il mettere a nudo/crudo il timore, i mali, certe prospettive prettamente psicologiche e inconsce, malsane, un Cronenberg con rinnovato talento immaginativo, tutto ciò ha mai creato malessere tra i vostri spettatori?

Diego Dall’Ara: E’ il mio obbiettivo. Voglio che il mio lavoro attragga l’osservatore per dargli tutte le sensazioni possibili.

Davide Ligas: Non ho mai preso in considerazione che la mia pittura potesse spaventare qualcuno, ho sempre voluto esprimere i miei concetti con decisione.

Matteo Campulla: La realtà spesso è già di per sè desolata e spaventosa, il fatto di dipingere quello che la gente non vuole vedere non mi sembra affatto un difetto. Penso sia importante riflettere su certi aspetti, per quanto scomodi e grotteschi possano essere, fanno parte di noi.

A.P.: Dando per scontato che i quadri oscurantisti siano una vostra estensione cerebrale e sentimentale, vi spaventa poter essere osservati, spiati da dentro, grazie ai/per mezzo dei vostri lavori?

Diego Dall’Ara: No, perchè chi osserva può solo vedere la mia mano, la mia tecnica e non la mia persona.

Davide Ligas: La mia pittura non è autobiografica. E’ una pittura che non ha confini personali. Non c’è pericolo quindi di essere studiati od osservati.

Matteo Campulla: Non mi spaventa. Anche se ci fossero degli elementi personali questi sarebbero a servizio dell’opera stessa e del tema. Sarebbe “altro da me“ ad ogni modo.

A.P.: Vi ispira più un giornale o i vostri incubi?
Quali sono le opere oscurantiste a cui siete più legati?

Diego Dall’Ara: Non saprei con esattezza, ma diciamo che gli incubi sono più divertenti delle riviste o dei giornali.
Sono legato in maniera particolare ai primi dipinti come “Enigma“, “Il mondo dimenticato“ oppure il “Giudizio universale“. Forse perchè temi così importanti vengono realizzati nell’arco di una vita dalla maggior parte degli artisti. Io in quegli anni avevo solo diciotto e ventanni. In più quei dipinti parlano di quello che l’uomo può cambiare, solo volendo.

Davide Ligas: Le mie ispirazioni non derivano ne dai giornali ne dai miei incubi. Ho un modo ben preciso di lavorare che si articola in visione, studio, lavoro e osservazione.
Sono molto legato a tre opere in particolare che sono “Crocefissione“ (che è stata la mia prima opera), “Confusione“ (che ricade nel periodo centrale della mia produzione recente) e “La ricerca della luce“, una delle mie ultime visioni.

Matteo Campulla: Sia la realtà che il sogno mi ispirano alla stessa maniera. I miei lavori trattano di cose reali, in fin dei conti, ma trattate poi come una visione onirica, da dormiveglia.
Non sono legato a un quadro in particolare, tutti fanno parte di me alla stessa maniera. Solo con uno ho un rapporto particolare, di amore e odio insomma. Penso di non essere riuscito a trattare il tema nella maniera adeguata. Ancora adesso, nonostante sia passato qualche anno, continuo a considerarlo incompiuto. Penso sia un tema su cui ritornerò in seguito.

A.P.: Un attacco disinvolto alle fondamenta del Movimento Oscurantista: cosa vi mette in disaccordo?

Diego Dall’Ara: Tutto e niente.

Davide Ligas: Al momento non c’è stato ancora nessun motivo di disaccordo.

Matteo Campulla: Un sacco di cose. Fortunatamente come Movimento siamo liberi di trattare o pensare quel che ci pare. Anche e soprattutto di contraddirci, come su questa domanda.

A.P.: Religione e guerra, l’altro come nostro inferno, l’immagine al servizio del sentimento: la pittura, figurativa e non, ha ancora lo spazio per esprimersi?
Oggi che si torna alle origini in tantissimi medium, si può classificare come un modo più autentico di rappresentare il vero, anche meglio di un’obiettiva ripresa video-fotografica?

Diego Dall’Ara: L’arte vera, come la pittura, troverà sempre il suo spazio.

Davide Ligas: Credo che la pittura non morirà mai, nonostante ora non abbia gli spazi che merita penso che con qualche affanno troverà il modo d’imporsi nuovamente.

Diego Dall’Ara: È difficile per un pittore esprimere a parole quanto sia autentica la pittura, visto che la vive personalmente nella sua creazione. Mi sento di dire che si tratta della più alta forma espressiva, più vera, insieme a poche altre.

Matteo Campulla: Come Movimento abbiamo deciso, nonostante individualmente ci occupiamo anche di altri ambiti, di portare avanti per il momento solo la nostra ricerca pittorica e materica. Questo perchè la consideriamo la forma espressiva più alta e la direzione giusta da intraprendere per fuggire da tutta questa confusione in cui versa il mondo dell’arte contemporanea.

A.P.: La metafisica surrealista/espressionista di Dall’Ara, complice una vena horror che porta alla luce vecchie piaghe semi-dimenticate.
Le denunce iconoclaste sociali/religiose di Ligas, complice una passione per il collage e il punk-readymade.
Il graffittismo esoterico/astrattista di Campulla, complice una naturale predisposizione al ricordo, al movimento.
Tutto filtrato da colino Jean Michel Basquiat. Avete avuto delle fasi diverse, c’è un’organizzazione interna alle vostre produzioni o agite in totale libertà, e per ultimo, in quale momento della sua storia si trova Movimento Oscurantista?

Diego Dall’Ara: Nessuno è al di sopra, non esistono gerarchie all’interno del Movimento. Credo che la libertà sia tutto, la cosa più importante. Per quanto mi riguarda credo solamente di essere all’inizio considerando che c’è un lungo lavoro da svolgere.

Matteo Campulla: Siamo solo all‘inizio.

A.P.: Il vostro assetto biografico è piuttosto particolare, a parte il comune diploma al Liceo artistico, qualcuno di voi ha vissuto “in continente”, qualcuno all’estero. Qual è il rapporto con la vostra terra, e quanto in realtà vi sentite spersonalizzati da essa in quanto Movimento Oscurantista?

Matteo Campulla: Non credo che ci spersonalizzi il fatto di trattare certe tematiche a dispetto di altre. Il fatto di non dipingere direttamente la nostra terra non esclude che questa sia la realtà più vicina che abbiamo, e con cui ci confrontiamo ogni giorno. Personalmente amo la Sardegna, anche se mi fa incazzare ogni giorno. E’ la mia terra.

Diego Dall’Ara: Nasco a Civitavecchia (Roma) nel 1981, ho vissuto a palermo sino all’87. Da allora vivo in Sardegna. Spesso in passato, come ora, ho visitato l’Italia, soprattutto per lavoro. Il rapporto con la mia terra è un classico rapporto di amore e odio, per quello che ti può offrire e, molto spesso, non ti offre. Tra la mia terra e il mio lavoro non esistono legami.

Davide Ligas: Amo la mia terra, nelle sue varie sfaccettature. Non potrei vivere in nessun altro posto. Penso comunque che anche stando da qualche altra parte avrei fatto le stesse cose, una nazione o una regione diversa non credo avrebbe influenzato il mio percorso artistico.

A.P.: La Crisi, quella sociale come quella personale, si palesa prepotentemente come uno spettro nel vostro immaginario. Qual è invece il rapporto col quotidiano?
Qual è la vita di un pittore, il rapporto con una realtà potenzialmente più inquietante di quella mostrata su tela?

Davide Ligas: Personalmente non amo raccontare della mia vita privata.

Matteo Campulla: Il quotidiano uccide sicuramente quella visione romantica del pittore che molti hanno. La mia è una vita normale: come quando dipingo, sono alla ricerca dell’equilibrio.

Diego Dall’Ara: Non so come sia la vita degli altri pittori, ma la mia è dedicata interamente allo studio, alla ricerca e al raggiungimento del mio vero obbiettivo, ovvero l’opera perfetta.
Credo che l’arte e la vita possano essere inquietanti allo stesso modo. Credo che il dovere dell’arte sia quello di esprimere verità. L’arte ha il dovere di unire e non di dividere come fa la politica.

Testo di Alessandro Pilia

Foto di Roberto Montis
(http://www.robertomontis.com)

Info Movimento Oscurantista:

http://www.oscurantista.com
http://www.youtube.com/user/MovimentOscurantista

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