Live report: Karate Lessons – Hancock, Cagliari


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9 marzo 2012

E’ notte, qualcosa si scioglie su un piatto.
Senti gli aerei che atterrano.
Lo fanno per minuti interi.
E ti ingarbugli anche se fuori non piove.
Dettagli clinici.

All’Hancock c’è l’inaugurazione del progetto Interno 24.
Ci sono chili di uomini, forse anche donne, che mettono musica. Anche se le persone stanno ferme, i pantaloni intorno alle loro gambe vibrano. Ci pensano loro a ballare sul linoleum.
E’ provato: il 43% dei frequentatori di locali da ballo odiano ballare.
Interno 24 è diverso.
E’ verde.
I grassi sembrano budini terremotati, i magri spaventapasseri al vento. Qualcuno si aggira con le mani in testa. Continua a ripetere: “In Sardegna non ci sono maremoti. In Sardegna non ci sono cataclismi. In Sardegna non esiste un cubo verde con casse ovunque. In Sardegna non c’è un luogo della mente in cui perdere la mente.
E se non bevi: la testa a brodo.
Colabrodo.

Karate Lessons. Linee melodiche cianotiche/stressate, sigle tipo UNKLE o HEALTH su una qualsiasi interstatale a forma di meridiano. Autosnodati a rotta di collo su otto corsie, attraverso il continente europeo. Maltempo a doppia striscia continua. In giro, nello squallore, una fredda idea di malessere cervellotico.
Caffè in grossi bicchieri di carta.
Se è giorno non si vede.
Se c’è luce sembra essere un puro prodotto d’artificio.
Ed è verde.

Ti svegli la mattina e come niente sei su un volo Ryanair.
Ti svegli la mattina perché un’hostess ti avverte che non hai allacciato le cinture.
Ti svegli la mattina e, pur non sapendo dove sia Bruges, ci stai per atterrare.
Prendi e registri la voce inumana con un oggetto elettronico.
Registri tutte le cose che hai sempre sentito e non hai mai ascoltato. Voci che tremerebbero se fossero dal vivo. Può essere che gli altri le notino.
Altrove.
Sul palco dell’Hancock, Interno 24.

E’ un continuum spazio temporale. Un buco verde. Le soluzioni di continuità sono necessità fisiche, lo scambio di strumenti. Hai davanti una sorta di collettivo sonoro il cui unico obiettivo è portarti altrove.
Basso, chitarre, laptop, tastiere.
Non esistono.
Quegli strumenti sono semplicemente un medium, potrebbero anche essere forbici, o coltelli.
Ti portano altrove.

Ti svegli e ti trovi solo, in un cinema.
Non ne sei sicuro, ma sembra come se David Fincher avesse fatto il remake di “Blade runner” senza che tu fossi stato avvertito. Tutta Hollywood ti ha tradito.
Sei verde dalla rabbia.
E intanto scosse da club culture ti si allacciano a polsi e caviglie per portarti in un seminterrato fuori città. L’ultima cosa che riesci a vedere sono le lucciole.
Nel cofano di una station wagon.

Tutto quello che i Chrome hanno seminato.
Tutto quello che i Death In June hanno predetto.
Tutto quello che i Depeche Mode hanno assunto, via orale.
Tutte le finestre che i Massive Attack hanno aperto.
Tutto quello che Gatto Ciliegia Contro Il Grande Freddo ha svelato, per poi prestarlo ai Giardini Di Mirò e farselo restituire rovinato.
Tutto quello che gli Holy Fuck si sono fottuti. Rimanendo al verde.
Tutto quello che i Radiohead meno invasivi hanno sottinteso (siamo precisi, le b-sides di “In rainbows” le hanno comprate in pochi).
Tutto quello che gli Anathema hanno abbracciato piangendo e mentendo.
Tutta la trilogia classica di The Cure, spolpata come rimanesse una mela intera senza la polpa dentro.

Prendi nota: Hola La Poyana non è laziale, Dainocova non è piemontese.
Sono testate a muso duro su presupposti saldi.
Edifici che collassano.
Sei pezzi di questi e l’insonnia diventa il tuo peggior incubo.
Memorie di una testa tagliata.
Scricchiolante di sabbia mal digerita.
Su una spiaggia, a consumarsi nel grigio.

Scaletta:

Three whales in the loft
Is this my bed?
Snake + rat
Gulliver’s weight
Thank you for your cooperation
Decades

Testo di Alessandro Pilia

Foto di Paola Corrias 

Info Karate Lessons:

http://www.thekaratelessons.com
http://www.facebook.com/karate.lessons
http://karatelessons.bandcamp.com
http://vimeo.com/karatelessons

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