Live report: Threesome + Desert Hype + Anima Di Legno – Linea Notturna, Cagliari


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29 febbraio 2012

Poi non è così.
Poi tutto quello che si può fare è perdersi nei piccoli particolari del solito lavoro quotidiano, giorno dopo giorno.

Chuck Palahniuk,
Survivor”, 1999

Stavo per iniziare con un tremendo j’accuse contro l’establishment concertofago cagliaritano. Tutti gli andazzi di cricche, gruppetti, amici e meno amici, gente che si sbrana per un euro: un polipo zoppo all’insegna dell’immacolato mondo musicale, dove i concerti si fanno per passione, i favori si fanno aggratis.
E anche le chiacchierate.
La considerazione si misura col contagocce.
Perché tanto, anche se lo dovresti fare a pagamento, lo fai lo stesso perché non hai un’alternativa. Però mi sono detto, “e a me chi me lo fa fare?” Perché devo mangiarmi l’anima, qui alla scrivania, di fronte al pc come quelli che mi leggeranno, inerme?
Tutto ciò non ha un fico di senso.
E tra l’altro, per questo, esiste in città un’associazione che tutela i gruppi emergenti dagli organizzatori felini e canidi. Per la cronaca, il nome è Ichnos.
Mi viene da urlare, forte e dalle budella, “picciò, date una mano anche a me?

Appello editoriale chiuso.
Non mi sbraccio troppo da questo lato, insomma.
Do piuttosto spazio a un altro discorso.
I gruppi emergenti.

Linea Notturna, nella persona di Michelangelo dei Padrini, organizza un live corposo e piuttosto rimbombante: i monolitici Threesome, i maestri dell’arrangiamento Desert Hype e i disagiati, ma con stile, Anima Di Legno.
Si tratta di una valanga di acrobazie che non danno il tempo del respiro. Quasi come fosse l’ultimo giorno dell’anno, i vari ensemble ci tengono a dare il meglio di ciò che hanno sudato in saletta. C’è molta pasta da trattare, tutta ruvida, e le tonalità cangianti di questo pulp live si esprimono con modulazioni tanto distanti quanto empatiche, l’una con l’altra.
Sembra di andare al ristorante e gustarsi in rapida successione primo-secondo-e-dolce, ma con le portate tirate direttamente sulla pancia.
Sparate con violenza.

Me ne salgo su, a parlare con Piermario, il fonico. Lui sa sempre tutto.
Trucchi, segreti, inezie.
Per chi fa un lavoro come il mio, Piermario è una manna dal cielo.
Le cose tecniche che stanno dietro un concerto, manopole, tasti, lo sa solo lui. Lui filtra il suono, lui maneggia la duttile materia di un gruppo.
Piermario è quello che migliora la roba che c’è da sentire, mentre lo stai sentendo.
E’ un po’ il cameriere che può sputarti nel piatto o metterci la fogliolina di basilico che fa la differenza.
Se suoni, sempre meglio che stai simpatico a Piermario.

I Threesome sono un gruppo da provincia americana. Nel Delaware ce ne sono uno ogni cento abitanti, ma qui che vuoi che ci sia?
Marci, approsimativi, anche ripetitivi. E’ questo che ti fa venire voglia di ascoltarli all’infinito.
Mentre tartassano la strumentazione, anche se semi-impassibili, uno si immagina a fare altro.
Tutte cose massicce.
Cioé, non pensavo di giocare a ping pong, ma piuttosto di piantare la pallina da gioco nell’occhio del mio avversario.
Una cannonata.
Siano benedette le tonsille di Willy, quegli ampi riff e il rullantone dal rimbalzo metallico, certe ritmiche serrate come il culo di un domatore di leoni. I Thresome, provate a sentirli mentre non cercano di rimettere in ordine il caos di una zuppa primordiale.

Avevo mollato i Desert Hype una mesata fa allo Zero. Eccoli di nuovo, freschi come rose. Adesso ho una seconda occasione, alla luce dell’acquisto del loro EP racchiuso nella carta per il pane.
Al di là del commento, o elogio, che potrei fare per ogni singola canzone, mi focalizzo sul comprendere il perché riescono a dare risalto alle canzoni, a non annoiarmi mai.
Arrivo alla fonte rimuginando & rimuginando, e anche se sono solo deduzioni: primo, i Desert Hype ascoltano molta, molta più musica della media dei gruppi del circondario, e ne dosano l’influenza senza fare pasticci; secondo, hanno una gran capacità di mezcla sonora, e quindi di riutilizzo dei tre strumenti di cui dispongono che li rende (si, lo dico) interessanti; terzo, semplice e chiaro, i Desert Hype non hanno paura di fare pop, melodia, motivi che acchiappano l’orecchio, e questo non li rende dei cianciconi venduti.

A fine nottata, le abrasioni con Anima Di Legno, uno di quei nomi che sembra stiano in giro da almeno una ventina d’anni, che hanno tutto il carattere di una scena perennemente sul punto di decadere, strafatta di eroina, però dura a morire.
Invece se chiedi a Giuseppe rimani di stucco, hanno iniziato nel 2007.
La loro disposizione è talmente inusuale da trarre in inganno. Fisiognomica. Oltre ai testi, tutti cantati in un italiano di estrazione sonica, abbracciati a una Jaguar da antologia, c’è un basso a cinque corde, pienissimo, armonico, seduto su una ritmica batteristica arzigogolata e tosta.
Qualcuno li definisce hardcore.
Spesso sembra di percorrere condotti fognari, è vero, ma la sfilza di aggettivi da mettere sugli Anima Di Legno sarebbe troppo lunga, e io non sono pagato per scrivere su giornali come “Rumore” o “Il Mucchio“.

Scaletta Threesome:

America
In your head
I burn my candle
Chum
All night long
Death
Closer
Monkey
Committed
Roots
Donkey 88
Kill your idols

Scaletta Desert Hype:

Onion girl
Shakin’ass upon the asphalt
Walk” (intro) + “Miss Maid
Vintage
Funk you butt
17 (When the mount came down to embrace us all)
Party dogs
Like a bomb!
Low battery
Never eat avocado

Scaletta Anima Di Legno:

“Anime di cera
Coriandoli di trip
No sense
Ibrido
Sentirsi liberi
Attacchi di panico
Guarda che luna
Candele
Crisi isteriche
Il dolore che è intorno a te

Testo di Alessandro Pilia

Foto di Paola Corrias

Info Threesome:

http://www.facebook.com/pages/THREESOME/189991907703737

Info Desert Hype:

http://www.myspace.com/deserthype
http://www.facebook.com/deserthype

Info Anima Di Legno:

http://www.myspace.com/animadilegno
http://www.facebook.com/pages/Anima-di-Legno/253399074728008

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