“Babel Film Festival”, Cagliari


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6 dicembre 2011

Dal 28 novembre al 3 dicembre si è tenuta a Cagliari la seconda edizione del Babel Film Festival, sotto la direzione artistica del “triumvirato” Antonello Zanda (Società Umanitaria – Cineteca Sarda di Cagliari), Paolo Carboni (Areavisuale) e Tore Cubeddu (Associazione Babel). Il Babel è un tentativo di valorizzazione delle lingue minoritarie, con un occhio di riguardo verso la lingua sarda, attraverso il medium cinematografico.

Un’idea originale, unica. Già dall’anno scorso si trattava di un evento interessante, soprattutto come novità: la Sardegna è un deserto arido di pellicola, fruscii e teloni bianchi. Quest’anno il programma offre nuovi importanti spunti, caratteristiche tecniche e organizzative più curate, come l’estensione delle sezioni in concorso e l’apertura al lungometraggio, che lo innalzano a evento/rassegna cinematografica di primaria importanza, certamente notevole anche nel panorama nazionale e internazionale.
Il circuito a cui ci si rivolge (pubblico, addetti ai lavori) è molto limitato, sia per forma e sostanza dei lavori in concorso (corti, lungometraggi e documentari in lingue al margine dell’esistenza e della comprensibilità) sia per budget (chi finanzia film che vanno necessariamente sottotitolati e che lasciano poco spazio all’intrattenimento?) ma in fondo, alle volte, non è tanto quello che si dice, quanto come lo si dice.

E il messaggio, spesso, è arrivato dritto al cuore dello spettatore. Anche in filippino.

Ho seguito l’intero festival, trovandomi sbalzato tra momenti di grande impatto e emotivo, per la carica di intensità delle opere proposte, come ad esempio l’anteprima del documentario “Capo e croce” di Marco Antonio Pani (vincitore del premio “FICC” nell’edizione 2010) e Paolo Carboni.
Incentrato sulla realtà dei pastori sardi, tra vita quotidiana e proteste per averne una più dignitosa, lo spaccato è montato in uno splendido bianco e nero (ma ho fatto in tempo a vederne una versione under construction a colori, un anno fa). L’opera non presenta mezzi termini, nel suo dualismo è capace di far ridere viscerali e piangere primitivi, con un occhio soggettivo, fieramente di parte. Un toccare certe corde che con gli occhi e le orecchie non sentivo da tempo.

Scendendo qualche gradino, la proiezione della versione integrale di “Sonetàula” di Salvatore Mereu, rifiutata dalla RAI, che l’aveva anche prodotta, per chissà quale intelligentissimo motivo.
Non mi ha entusiasmato la presentazione del libro “La me lenghe e sune il rock (e no me dome chel)” di Marco Stolfo che, seppur addentrandosi nella storia della lingua friulana, tangeva impalpabilmente il mondo cinematografico (videoclip scadenti) e persino quello del rock (musica popolare di terza mano, elettronica da due soldi, patchanka/dub/reggae neanche da elemosina). Tutto questo nonostante l’intervento del preparatissimo Giacomo Serreli e di Arrogalla alle selezioni.
Sorvoliamo sul resto della serata.

Il terzo giorno, ospitato dal Cineworld, un doppio appuntamento dal tema mirato: la rovina della Sardegna per mano del moderno/chimico/industriale che arriva d’oltremare e uccide il tranquillo vivere agro-pastorale.
Un classico.
I morti di Alos” di Daniele Atzeni, complice un trailer che manco “The Blair witch project“, mi aveva messo addosso parecchia aspettativa. Devo essere sincero, anche la vista di luoghi familiari, come i paesi fantasma di Gairo e Osini, ha avuto la sua parte.
Infine mi sono trovato davanti a un prodotto di reading su immagini paesaggistiche troppo nitide per essere nebbiose, accostate a estratti dai documentari di Fiorenzo Serra e qualche filmato dal manicomio di Villa Clara.
Con tutta la buona volontà, penso sia stato duro riempire con delle immagini questo mokumentary incentrato sul sopravvissuto Antonio Gairo e sul suo paese immaginario, Alos.
Farlo gratis.
Al di là del risultato, non perfettamente oliato, bellissima la voce di Giovanni Carroni, presente anche dal vivo per la lettura di “Il parroco di Arasolè – Dio petrolio” di Francesco Masala. Da ribeccare, fisico sino al morboso, con un’intonazione ispirata da Toni Servillo.

Il penultimo giorno si è tenuta la sonorizzazione dal vivo del film “Le stagioni/Tarva yeghanaknere ou vremena goda” di Artavazd Pelesjian, con musiche originali del geniale Gavino Murgia, il tutto ideato e organizzato da Renato Morelli. Del regista, che nei suoi documentari usa la musica al posto dei commenti, sono stati proiettati anche “Noi” e “Il nostro secolo” nell’ambito di una valorizzazione dell’etnia armena.
Apprezzabile idea di portare una lente tematica che di edizione in edizione si sposterà verso nuove culture, personalità, maniere di espressione, sempre all’insegna della minoranza e della scoperta.

Una piccola nota di demerito alle location. In particolare, la Cineteca Sarda, spazio troppo angusto e scomodo per la fruizione di opere che richiedono un certo tasso di concentrazione, e l’Old Square, la cui geografia e popolazione poco hanno a che vedere (a mio parere) con quella del Babel.
Lode al traduttore L.I.S. (impossibile reperirne il nome) che per tutta la durata del festival ha tradotto qualsiasi cosa, persino i deliri del presidente della giuria e regista Edoardo Winspeare, al presentatore della premiazione Simeone Latini: pronto, simpatico, preciso e con un look impeccabile, e all’artista Fabio Frau, che ha realizzato il Premio Maestrale (“Bentu estu”).

Dalla prossima edizione il Festival diventerà biennale.
L’anno prossimo verrà speso nella produzione e nel sostegno del cinema in lingua sarda, grazie a un concorso previsto per l’anno 2012, e nella promozione della manifestazione, che si prepara a diventare, per la terza edizione, un appuntamento fondamentale per la cultura dell’isola.

E ora, i premiati:

Premio Golden Spike (World Social Film Festival):
“Sanpit/Veleno” – di Enrico Pitzianti/Giuseppe Petitto/Gianluca Pulcini
Premio NUCT (Miglior autore sardo):
“Sardandendi – Ande” – di Roberta Aloisio
Premio Maestrale “Deretu de faeddare”:
“Afrikaaps” – di Dylan Valley
Premio FICC (Premio del pubblico):
“Sa regula” – di Simone Contu
“Smile” – di Matteo Pianezzi (menzione speciale)
Premio Maestrale “Città di Cagliari”:
“Barcelona en dos colors” – di Alberto Diana
Premio Maestrale (Miglior cortometraggio)
“Karai norte” – di Marcelo Martinessi
Premio Maestrale (Miglior documentario)
“My Marlboro City” – di Valentina Pedicini
Premio Maestrale (Miglior lungometraggio)
“Il loro natale” – di Gaetano Di Vaio
“Novena” – di Enrique Collar (menzione speciale)

Testo di Alessandro Pilia

Foto di Paola Corrias

Info:

http://www.babelfilmfestival.com
http://www.lacinetecasarda.it

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