Live report: Marta Sui Tubi – Piazza Unione Sarda


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8 dicembre 2011

Concerto per pochi fortunati cultori quello dei Marta Sui Tubi, alla Sala Blu del complesso di Piazza Unione Sarda di Cagliari, il primo dalla rassegna “Planetario“. Non più di centocinquanta le persone presenti nello studio televisivo. Tutti gli altri, fuori, di fronte a un megaschermo di consolazione. Irremovibili le guardie all’ingresso, nonostante le richieste del gruppo stesso: è rimasta fuori persino la sorella del tastierista Paolo Pischedda. E alcuni addetti ai lavori. In qualche modo si potrebbe dire che è stato una serata in cui non contava chi eri, ma a che ora arrivavi.

Una lunga attesa in ascolto di “In rainbows” dei Radiohead, prima dell’inizio della scaletta, ampiamente inondata dal fumo sintetico assolutamente necessario in questi casi. Per tutto questo tempo ho pensato ai Marta Sui Tubi, la loro storia, la loro poetica. Entrambe anomale.
Sono venuti alla luce come duo dalle cover ad ampio raggio e hanno segnato il passo con un album magistrale come “Muscoli e dei“. Hanno rispettato la regola del secondo album delicato, con “C’è gente che deve dormire“, un mezzo passo falso, per poi riscattarsi con l’ottimo e maturo “Sushi & coca“.
Ora si presentano di fronte a noi in tour, forti della nuova fatica di “Carne con gli occhi“.

Alle spalle tantissime date in tutta Italia, un’etichetta discografica, il geniale anagramma Tamburi Usati, tutta loro, e un bellissimo dvd, “Nudi e crudi“.
Per ogni disco la formazione ha integrato un nuovo componente, prima il batterista “più veloce della SiciliaIvan Paolini; il già nominato Paolo Pischedda ha apportato le sue armonie classicheggianti; e ora il violoncellista Mattia Boschi, che si guadagna uno striscione navigante sopra parecchie teste prima di arrivare al suo cospetto.
Lungo tutta la carriera i Martas hanno sempre visitato la Sardegna, dandoci la possibilità di apprezzare l’evoluzione come band dal vivo, l’intensità della proposta, quella poetica anomala che andavo definendo nel mio fantasticare.

Ma la luce si spegne, e vedo quattro figure che velocemente prendono posto sullo stage.
Appare anche Giovanni Gulino, si piazza di fronte al microfono, con la sua enorme bocca, completamente a proprio agio nell’intrattenere il pubblico.
Subito in mostra il marchio di fabbrica: l’infinita estensione vocale, cori e controcori, il palleggio di battute tra i due frontman, gli arpeggi agitati profondi, ma sempre coscienti dell’orgogliosa acustica Takamine (il gruppo non usa strumenti come il basso o la chitarra elettrica).
I parallelepipedi di Pusceddu lavorano a sostegno, spesso di fino, mentre lo scheletrico strumento di Mattia da ampio respiro all’ensemble: talvolta pizzica le corde, nei pezzi più teatrali e sardonici della serata, in altri momenti lancia bordoni di flanger, atti a digeribilizzare i complicati passaggi tecnici dei pezzi, di cui Ivan incarna la parte razionale, se vogliamo come pastore che inquadra un gregge ben assortito di suoni e fascinazioni di timpani, tocchi e tamburi.
Nel mezzo la musica italiana, e più precisamente siciliana, gli sfregamenti suggestivi. Ruvida, esasperata, pungente, sofferta, intelligente, di sentimento e riminescenze metalliche.
L’espressione più popolarmente progressive in giro nel 2011.

I Marta Sui Tubi ricalcano ogni disco, riuscendo a orchestrare gli arrangiamenti che nei primi album apparivano più scarni.
Sono capaci anche di stravolgerli, come ne “Il giorno del mio compleanno“, trasformata in uno scatenato swing anni quaranta stile “Gli aristogatti“, o “Sei dicembre“, contaminata da un accenno a “Legata a un granello di sabbia” di Nico Fidenco.
Tutte le canzoni sono presentate da Giovanni con qualche aneddoto, contrastato dalla controparte a sei corde Carmelo Pipitone, sempre più somigliante al mostro marino che voleva friggere Pinocchio. Non smette per un secondo di lanciare i suoi ricci all’indietro, bestemmiare e all’occorrenza osservare e sorridere verso suoi compagni.

E qui ripesco la poetica dei Marta Sui Tubi, il loro dipingere gocce narrative sul senso del tatto e della lingua, su un mondo popolato da tinte bastarde che hanno bisogno di luce o sui pensieri che mordono come serpenti a sonagli.
Sul loro raccontare storielle sbalorditive, comiche ma esemplificative, come dire, la nostra normalità.

I Marta Sui Tubi sono:
Monti, l’ICI e le tasse a forma di sigla, chi ha la carne agli occhi, le bollette del telefono, i camerieri e chi ha sempre torto, i pizzaioli siriani, chi non fa l’amore con la propria donna, le somme di tutte le cose, i regali giusti per le persone sbagliate, i leghisti, il Grana Padano e i Sud Tirolesi, gli esponenti delle forze dell’ordine lasciati da donne dalla voce gutturale in favore dei “Muratury” e la vita contronatura.
Sono il Poetto non più bianco, il non riuscire a beccare il buco, quelli che non si vergognano affatto di passare di fronte a tutta la gente che assiste a uno spettacolo e soprattutto loro stessi, che sputano, si inceppano, improvvisano qualsiasi battuta sul palco, alle volte “togliendosi lo stronzo dal culo“.

I Marta Sui Tubi sono cinque tipi perfettamente sincronizzati nel raccontare la nostra Nazione nella sua quotidianità, nuda e cruda.

Scaletta:

Basilisco
Sei dicembre
La spesa
Muscoli e dei
L’abbandono
Cinestetica
Camerieri
Di vino
Cromatica
Il giorno del mio compleanno
Pensieri a sonagli
L’unica cosa
Vecchi difetti
Muratury
Le cose più belle son quelle che durano poco

Perché non pesi niente
Cristiana
Coincidenze

Testo di Alessandro Pilia

Foto di Paola Corrias

Info Marta Sui Tubi:

http://www.youtube.com/watch?v=DNyqB1OqPbU
http://martasuitubi.it
http://www.myspace.com/martasuitubi

 

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