Live report: Giorgio Canali & Rossofuoco – Linea Notturna, Cagliari


20 gennaio 2012

Verso la fine dello scorso secolo usciva “Q“, primo romanzo del collettivo Luther Blissett, poi diventati Wu Ming. E’ stata un’uscita editoriale molto importante, epocale, sotto molti punti di vista: il copyleft, la guerra psichica, la narrativa pluripenna, la rinascita di un certo romanzo storico, il ricambio generazionale nell’ambiente letterario.
Una bomba di anarchia coscienziosa.
Eppure, sotto tutte queste sottigliezze, c’era una forza di fondo. Un vorticoso moto, spiazzante, del tutto grossolano/immediato/sensibile. In un romanzo ambientato nel cinquecento, il concetto di messaggio ideologico trasportato attraverso un medium (il libro, la parola scritta) sparso geograficamente, sociologicamente.
Col passaparola, clandestinamente.
Soprattutto per chi era lì in quel momento.
Composto di una sintassi con continui richiami/parallelismi/trasferimenti tra presente e passato, appare chiaro come il tema della resistenza, la lotta per la libertà di pensiero, sia il fulcro del tomone dei quattro bolognesi.
Si respira, insomma, un continuo sentore di pelle e nervoso, di fuga, armi da taglio e alcool, fuga e parole dettate dall’animo irrequieto, dal contatto di esso con l’aria che tira intorno.

Con le dovute differenze stilistiche, un concerto di Giorgio Canali & Rossofuoco somiglia a “Q“. Sofferto, sanguina. E, appunto, sotto l’elettricità e la potenza di battiti ritmici, ci sono le parole, distillato dell’essenza di un uomo. Sa di quei ricostituenti rossoplumbei al gusto di ferro, fatti apposta per provocare risposte ben indirizzate contro il bullismo da scuole elementari.

In un certo senso, è l’inferno del recensore di concerti: scaletta lunghissima (due orette abbondanti, col l’aggiunta del ritardo di qualche ora e mezza rispetto all’orario prefissato), il dispiegamento di un repertorio che comprende sei dischi in tredici anni, e soprattutto la totale indefinizione di quello che c’è ascoltare.
Non è un discorso di valutazione positiva/negativa, si badi. Sarebbe riduttivo.
E’ che, proprio con tutto l’impegno che ci posso mettere, in ore di riflessione (anche nel sonno agitato) non posso che riconoscere questi Rossofuoco in se stessi, nell’adult-rock post-crollo del muro di berlino, nell’uso reiteraterato della leva per il tremolo, facendomi rivivere momenti di intenso trasporto infantile, e nello sputazzo anziano sul microfono, che accomuna tanto personaggi con lo stivale come Vasco Rossi/Luciano Ligabue/Manuel Agnelli/Federico Fiumani/Remo Remotti quanto nomi a noi sconosciuti come Jacques Dutronc/Bertrand Cantat/Serge Gainsbourg.
A fatica riesco a pensare alla musica.
Per cui…

C’è una forte connotazione da fine del mondo, sia nei dischi che nelle serate di questo cantautore che non si vuole arrendere a proporsi da solo, e anche una componente da perenne fine carriera. Chissà perché, poi. Giorgio Canali, a 54 anni, si sente uno di quegli anziani che non vogliono mollare, e forse, esteticamente, lo è.
All’interno, sotto le rughe, è sempre un ragazzo che brucia (ma mai un bambino). Si esprime con un’abbondanza di anafore, per il corretto consumo di una poetica che tende a rilassarsi perché butta fuori.
Secondo una tecnica tutta esperienza, mette a nudo ogni scoria accumulata in anni e anni di vita a pori aperti in questo sporco mondo. E’ probabile che, col suo gruppo, il gemello del signor Carlo di Lello a Castello non tenti solo di far tremare di nervoso le spalle del Terzo Stato e tutto il vassoio, ma metabolizzi anche la propria esistenza. Trovando un posto, inserendosi nell’unico ruolo che possa ricoprire un uomo come lui, nel 2012.
A vista d’occhio, sindacalisti, rivoluzionari, mercenari, hacker, eretici, esploratori, barbari, distillatori sono tutti andati a farsi fottere assieme all’arrotino.

Potremmo arrivare anche a fare un discorso sulla trama lynchiana, sempre più psicologica, di sostituzione nell’immaginario collettivo dell’ormai defunto Lindo Ferretti con quello che fu tecnico del suono e secondo chitarrista nell’ultimo disco dei CCCP, per poi seguire tutto il corso dei CSI e dei PGR, probabilmente sempre malsopportando le uscite provocatorie/estremiste/impopolari del “santone emiliano” ma sempre tenendo ben salda la visione di esistere per essere contro e raccontare il quotidiano, senza pagliacciate.
Canali però è rimasto solo, mentre Giovanni si defila sugli Appennini e Gianni si dedica alla bellezza.
Col sentore acre di una cruda questione bellica.

Nodoso, aggrappato all’asta, complice di un gruppo il cui motore risiede negli arti di Luca Martelli e in tutte le sue bacchette spezzate a metà, il compagno Lazlo agita il suo gin con poco tonic, tratta male la sua Les Paul con corredata bandiera vietnamita, che non vuole saperne di accordarsi dopo un volo Ryanair.
Poi soffia l’armonica, tira diverse testate allo Shure e sussurra la sua carmagnola.
Occhi di pietra.
E’ scheletrico, vederlo sul palco poco prima di un concerto da l’idea di un Raimondo Vianello teletrasportato al centro di Mostar nel 1992. Quando prende la chitarra e inizia il suo zozzo lavoro di spacciatore di pensieri, è ora di dimenticare di essere un recensore.
E se si è capaci di chiudere gli occhi, come il chitarrista Marco Greco, ci si trova nel pieno di una barricata, medievale o novecentesca che sia, a urlare. Con un inquieto rosso fuoco negli occhi.
Dimentichi che domani sarà un altro giorno senza stipendio.
Proprio come in “Q“.

Scaletta:

Carmagnola” (intro)
Regola #1
Mostri sotto il letto
Ci sarà
Tutti gli uomini
Treno di mezzanotte
Alé alé
Rossocome
Sai dove
Lettera del compagno Lazlo al colonnello Valerio
Lezioni di poesia
Nuvole senza messico
La solita tempesta
100000
Morire di noia
Carmagnola #3
Controvento
Precipito
Risoluzione strategica #6
No pasaran
1, 2, 3, 1000 Vietnam

Testo di Alessandro Pilia

Foto di Paola Corrias

Info Giorgio Canali & Rossofuoco:

http://www.myspace.com/giorgiocanali
http://it-it.facebook.com/pages/Giorgio-Canali/40923321642

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