Live report: I Cani – The Cube, Cagliari


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4 febbraio 2012

Per una volta, gonzo journalism nella più pura delle sue espressioni. Ecco l’accesso alla celeberrima Agenda Nera, che tengo nel doppio fondo della testa calva.

Gli appunti al concerto:

inizio all’una passata, dopo un’attesa snervante di funk anni settanta e ombre cinesi a ingannare il tempo; un gay minorenne col colbacco che si comporta come una cinquantenne sbentiata, ignaro; folla di pennuti che intona a memoria “Figlio di puttana” degli ormai deceduti The Zen Circus (uno dei precedenti usa e getta del pubblico entusiasta); “Loaded” da “Screamadelica“; salviette e acqua da mezzo litro per tutti quanti; un laptop sul palco con i titoli delle canzoni e una tastierina disegnata su un layout tipico da programma per midi, che lavora per tutto il set e che ai miei occhi è di grandezza inusitata (soprattutto dopo le interviste che ho letto); il batterista con le cuffie, preparatissimo; la lettura del comunicato dei Uochi Toki, scritto di pugno da Napo, in cui si comunica l’intenzione di comporre un album pop, studiando i comportamenti della gente di oggi; un attacco senza le buste del pane in testa (TARM come Jokifocu, Slipknot come Buckethead, “Donnie Darko” come “Point break“, Pynchon come Wu Ming); la botta di veder dei ragazzini sul palco, dello stesso tipo che li sta osservando, che si applaudono da soli dopo il primo pezzo; il “finto rock” di Battiato; Asperger e David Byrne; la “festa delle medie” che cantava Elio; il buttafuori che illumina col telefonino il mio taccuino, aiutandomi a prendere questi appunti; formazione: due nerd + due hipster + un turnista rodato a sostenere il tutto; “tuttelecanzonisonouguali“, scritto ma incomprensibile; il pogo e la minaccia di “un culo grande come una casa” a un povero piccolo cucciolo; iniziare tutti i testi con un un articolo determinativo seguito da un sostantivo; la provincia di “Con un deca“, molto più vicina a un Brondi, nel messaggio; con qualche tratto LCD Soundsystem, soprattutto a occhio e croce; la citazione de I Cani sull’articolo del 16 novembre 2011: sul fuggire di fronte alle proprie debolezze e sull’essere prevenuti di fronte alle proprie debolezze; le labbra tumide, le pose per le foto, la sigaretta e le tiratone strumentali alla Skrillex; essere ragazzini ma sapere un mucchio di cose tutte prese da wikipedia, megaupload, le serie televisive, flickr, tumblr, twitter, facebook; NME e la new sensation che fa uscire il disco la settimana prossima; queste tirate narrative da blog; lo stesso effetto messianico che ebbe il programma “Alcatraz” sui quarantenni del periodo, convinti il giorno dopo averlo ascoltato, di essere dei veri ribelli; “Il tempo delle mele“, le luci sono le stesse, i bagni anche; i Velvet e le boyband; Niccolò, che è ciecato come una talpa, e i suoi occhiali; il mistero: li ha messi in tasca o persi senza speranza?; i Joy Division che si chinano sugli strumenti lanciando il ciuffo a mezz’aria, trent’anni fa; i ritmi sostenuti per far ballare i ragazzini; le rullatone finali da concerto dei Litfiba; questo disco in vinile a 15 euro; “Siete un pubblico stupendo!” messo in loop; i Sex Pistols che suonano solo un quarto d’ora; la luce che salta su “Boys and girls” dei Blur; un certo che mi suggerisce di ascoltare Operaja Criminale, Management Del Dolore Post-Operatorio, The Somnambulist, Il Triangolo; il gay minorenne dell’inizio, che scende le scale del Cube e si trova davanti un trans, due metri di muscoli, che lo accoglie a braccia aperte; l’espressione di Macaulay Culkin in “Mamma ho perso l’aereo“.

E, anche se il tutto non è la somma delle parti, gli appunti il giorno dopo:

Personaggi:
Daniel Johnston (il musicista preferito di uno dei miei nemici).
David Foster Wallace (lo scrittore preferito di mio padre).
Vasco Brondi (il cantautore preferito del mio migliore amico).
Wes Anderson (il regista preferito di mio fratello).
Michele Santoro (l’uomo preferito della mia ragazza).
Roberto Saviano (lo scrittore preferito di Santoro).
Un incastro che farebbe inorridire il sopracciglio di Freud.
E anche al mio analista.

Oggetti/utilizzi/mezzi:
Le Lomo, le Polaroid, le reflex, Flickr, Facebook (due volte) e i social network, il MacBook Pro, American Apparel, i Leggins, Long Island e Negroni (la Roma da bere), la Fox, i blog e i fish ‘n’chips, i Gogogo Airheart, i Kinks, i vestiti a righe. Cliché che stavano su Cioè anche dieci anni fa.

Luoghi riconducibili alla vita romana:
Roma (due volte), Monti, il Circolo degli Artisti, Pigneto, Firenze, Metro A, Orvieto, Roma nord, i pariolini, Monte Sacro.
Ci aggiungerei il liceo Dettori di Cagliari, per stasera.
In proposito, all’ascolto de “Il sorprendente album d’esordio dei Cani” allegherei la visione di “Caterina va in città“. E non chissà quale altro film.

Cinismo (ogni suggerimento è ben accolto) proviamo a circoscriverlo:
Le ragazze grisate e le stesse ragazze coi sogni da bambolotte, Regina Orioli nei film di Virzì; i tram tram della discoteca con le sue ragioni, i fuorisede e i loro andazzi, i vizi (fumo, coca, soprattutto coca) e la loro primaria funzione sociale; l’autostima infusa dai social network; i genitori e gli intrallazzi che imbastiscono, “fare i camerieri” (citando l’ipercitato Brondi), la crisi e rendersi conto di quello che si è per davvero; la musica datata di mezz’età, gli analisti, la crisi delle coppie, gli imbarazzi in famiglia, le storie finite, ovvero un breviario dei legami duri a morire; il beep destinato a essere coperto dal pubblico, come per gli Offlaga Disco Pax; gli infantili adulti che suonano e scrivono, perché se lo possono permettere, gay, ereditari insensibili; i pariolini e la loro scelleratezza, l’emarginazione dei nerd che li guardano con un misto di superiorità e invidia; le tipe, benestanti, che si vendono in cambio sempre della solita autostima; le sfumature e le trame della personalità di Moravia.

Generi:
hipster (due volte), indie, hardcore, punk, electro-pop, nerd, radical chic, emo, post-punk. Tutti presenti.

Incomprensibili termini utilizzati:
Fascismo“, “camorra“, “post-patriarcato“, “borghese“, “guerra“, “simpatici“.

Riferimenti marginali, ma musicali:
Le Luci Della Centrale Elettrica stanno ai primi Fantozzi come I Cani stanno al secondo Verdone. Musicalmente e contenutisticamente. La tristezza manuale de Le Luci è sostituita dalla patina upper class sardonica alla Bill Murray de I Cani. In ogni caso, questo e quel cantautorato, nel messaggio, risultano mettere sempre in secondo piano la musica.
Io diffido di chi fa musica mettendo in secondo piano la musica.
Max Gazzè featuring Francesco Bianconi. Ringiovaniti sino al limite del teenager. Non si può negare che sia musica per pischelli.
I primi MGMT, “Climbing to new lows“, presenti anche in dj set. Aggiuntina indie ipnagogico, Neon Indian, sulle strumentali.
Dance anni novanta e VST di Ableton, il tutto su di un pop punk che più che di Green Day sa di gruppettini emo (seconda generazione). Di certo non At The Drive-in o roba simile, forse piuttosto il primo album di The Strokes. Sicuramente il primo album degli Strokes, ma con le chitarre midi, quindi proiettato dieci anni dopo.
I sempre odiati cartoni animati. Gli 883 anche, è vero. Ecco perché è un prodotto discografico. Forse, concediamolo, senza volerlo essere. Cecchetto sorride, ma sono bravi ragazzi.
Orfani dell’ironia depressa di Bugo, vittima di installazioni artistiche, matrimonio e India, eccoci di fronte alla mordace ironia pariolina e neopaninara de I Cani.
Un sacco bello.
Insomma, prendi un blog di qualsiasi studentessa fuorisede tra l’80 e il ’90, lettrice notturna/accanita di Forum al Femminile, e ti trovi fuori questa roba.

Mi manca di dire: a prescindere.
Chapeau e sipario.

Scaletta:

Hipsteria
Door selection
Wes Anderson
Perdona e dimentica
Con un deca
Il pranzo di Santo Stefano
Le coppie
Post-punk

Theme from the cameretta
I pariolini di diciott’anni
Velleità

Testo di Alessandro Pilia

Foto di Paola Corrias

Info I Cani:

http://www.facebook.com/ICaniLaBand

 

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