Live report: Neeva – Fabrik, Cagliari


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19 febbraio 2012

Neeva pri pro quo iniziale con alterco risolto da egli stesso.

Neeva mefistofelico, con gli occhi da thug, forse un violento Behram, proiettato dal suo Mac al primo girone del settimo cerchio dell’inferno per prendere il microfono e dirci come stanno le cose.
E’ un massiccio himalayano shocker.

Neeva con la faccia sfocata come Robin Williams in “Harry a pezzi“, sporco di Squarepusher, oggi la combina grossa.
Fuochi d’artificio assicurati, e non spuligati.

Neeva apre un idrante in un sobborgo di Brooklyn in pieno giorno, il caldo asfissiante, passa Spike Lee e gli dice: “Dammi un cinque, fratello!“, ma Neeva si rifiuta in quanto italoamericano mangiaspaghetti.

Neeva abstract hip hop pascola una birra seduto in un chiosco del Poetto, d’inverno e di domenica, in attesa che arrivi il suo cash in una borsa da viaggio.
La borsa non è di marca, e al suo arrivo è piena di libri.
Niente verdoni.

Neeva ovulo di droga in pancia ad Antonio Lo Turco nella Goa del 1992.

Neeva uomo primitivo in cerca del monolite, un telecomando per trovare 2step” su Viva Zwei.

Neeva snobbatore della sua stessa produzione discografica, neppure si degna di fare un solo pezzo da “E non sai quanto ci penso“, suo rinomatissimo disco di poco recente uscita.

Neeva doppiogiochista: mentre mette su musica per noi risponde ai miei commenti minatori su facebook, posso provarlo dagli orari iscritti appena sotto le sue frasi accomodanti.

Neeva era tra gli zingari che costruivano pentole di zinco nei campi di Genneruxi, quando li non c’era nulla.
Ah, il dopoguerra infame!

Neeva programma i computers nella bat-caverna.

Neeva fotografato nel frangente in cui respira ossigeno rubandolo a Laika, piccola cagnetta sovietica, col solo intento di recarsi a esplorare i quadrati neri che gli americani hanno coperto nelle foto dello sbarco lunare.
Tutto è immutato, la matematica è introspezione.

Neeva, che vive tra Bristol e Monserrato, una volta mi ha raccontato di aver bisticciato con Tricky e di avergli spaccato il culo malamente.

Neeva torriero dell’epoca sabauda, deportato dal moro invasore nella casbah, scambia il mixer con un cammello, si inoltra nel deserto, ma alla fine per mancanza d’acqua è costretto a bucare lo stomaco del povero animale, bevendo con una cannuccia tutto il mojito che si trova all’interno.

Neeva in palestra, alle prese con famosi cantanti soul nell’atto dell’indossare tute da ginnastica in acetato.

Neeva si sbatte e compra un biglietto Ryanair per andare in Giappone, cerca una chiesa, ma trova Nosaj Thing che gli svela che a lui gli batte er core. Neeva lo percuote rudemente e pubblica il suo ultimo libro di haiku grafici.

Neeva travestito da Dainocova che si spertica a favore dello “strabiliante & irripetibile” concerto appena finito di Neeva.

Neeva che vediamo intorno alle due di notte mentre trasporta la sua duttile valigia verso il niente, diretto al termine della notte.

Neeva chirurgo opera su un pollo tandoori, stando attento a non toccare il filo verde, che sennò scoppia tutto.

Neeva: immaginatelo senza barba.
Cosa sarebbe il mondo senza.
Fine.

Testo di Alessandro Pilia

Foto di Paola Corrias

Info Neeva:

http://www.myspace.com/neevaneeva
http://www.youtube.com/neevaneeva
http://www.behance.net/neevaneeva

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