“Skepto International Film Festival”, Cagliari – Quarta giornata: Avanguardia, Memoria, Seconda Finale e Premiazione


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31 marzo 2012

Mentre pubblico il precedente articolo, già mi piange il cuore, perché so che dovrò aspettare un anno intero prima di incantarmi ancora con le sequenze in movimento, brevi, da tutto il mondo.
Per me l’ultima giornata di Skepto prende il via dai cortometraggi Stile Libero. Ho perso la mattinata con i Documentari e secondo le voci di corridoio, ho fatto male: un continuo fermento, tra i lavori nostrani, mediterranei, e quelli nordici, oceanici.
Mannaggia.

Del contenitore pomeridiano ho apprezzato particolarmente “Smile” di Matteo Pianezzi, che ha ricevuto una menzione dal pubblico anche al Babel Film Festival, il bellico “Massimo” di Ciro D’Emilio e l’intenso “Meeting my brother” di Alessandro Pepe. Purtroppo, sono dovuto scappare a metà proiezione, tra i sorrisi divertiti di Stefano Schirru e Francesca Vacca, anche lei parte del collettivo Quadratino Pericoloso, la forza nascosta dell’intero Festival.

Perché tanta fretta?
Mi attendeva il seminario sulla memoria, di Albetto Signetto.
Si apre una parentesi sul mezzo documentaristico, sulla video-arte, sul concetto di memoria e sui mezzi d’espressione della macchina da presa, sul montaggio, che coadiuva o ostruisce il ritmo cinematografico.
L’autore inscena la “presentazione immodesta” di quattro opere introducendo il suo punto di vista anti-naturalistico e simbolista, legato alla copia della realtà, ma con un filtro di ricordo che ne stravolge la visione obiettiva.
Signore e signori: la variazione.

Citando l’impressionista Degas, mettendo in ascolto Brecht in salsa country folk, prendendo spunto da “Turin” di Gottfried Benn (un episodio interessante della vita di Nietzsche) Signetto ci porta dentro Torino con il suo haiku, la video-poesia di “Weltgenie“. 1988, quasi cinque minuti di piano sequenza tra le colonne del Lingotto, una perfetta sincronia con 55 attori evocanti scene di vita personale, storia e mitologia di una città perennemente tra le nuvole.
Concentrazione immaginifica, archeologia industriale, calcolo matematico dei tempi, flussi di coscienza, margine di errore infinito, solo cinque take e la pioggia che non può essere inserita.
Questo è il lavoro di un regista.

Il secondo video, “Etre en train” (2003) è una diramazione di sensi, o meglio, una cipolla. Signetto copre di strati significanti un concetto che da nudo sarebbe troppo forte, atroce, sfacciato: gli omicidi in famiglia, diventati merce di prima qualità per gli ascolti televisivi nell’ultimo decennio.
Il paesaggio piemontese; l’assolo di batteria; la voce fuoricampo, filtrata da una telefonata, dal treno in corsa; la tela attraverso cui vediamo: questi gli elementi che eliminano completamente il lato voyeuristico della tematica, e quindi anche il mezzo naturalistico.
Il maestro è indubbiamente Tarkovskij, il suo modo di scolpire il tempo. Prendersi il necessario per una riflessione.

Signetto spiega poi i sopralluoghi utili al documentario, il testo fuoricampo, le parole centellinate, l’intonazione della voce, la scelta degli intervistati.
E con la spossatezza di “Caluso Kantor remix” (2004) ci porta al baricentro della storia orale: il peso dei ricordi.
Infine, per stemperare i toni, l’aspetto ludico di “Earth man lake” (proposto anche durante la mattinata) impostato su uno stile fine anni ’60.
Underground, colorato, psichedelico, ironico, autoreferenziale.
Miles Davis e Soft Machine.
Cinema militante come fosse Godard, ma sempre ponendo la questione su quale sia la domanda, costruendo un lavoro su di essa, al di là del solipsismo e dentro la leggibilità, la comprensibilità, la fruibilità.
Verso la fine mi stupisco a osservare attonito un no copyright.
L’occhio sorridente appoggiato sopra.
Di fascinazioni e impatti emozionali.
Peccato non poterlo vedere girarsi gli alluci.
Cercate Signetto, merita.

Dopo un finale di domande approfondimenti, scappo ad Avanguardia e Sperimentali, scoprendo che la gente sta uscendo proprio in quel momento.
Entro da una parte ed esco dall’altra.
Sulla porta mi aspettano Stefano e Francesca.
Vedendomi parzialmente sconvolto, mi chiedono se sia stato per “In ictu oculi” di Greta Alfaro, in cui un tavolo imbandito viene preso d’assalto da una cricca di avvoltoi affamati. “No, ragazzi, quello me lo sono perso!” rispondo io “E’ stato Signetto a ridurmi la faccia in questo stato!

Lo spettacolo della seconda finale inizia di li a poco.
C’è carica, attesa.
Sento fremere la sala mentre il pubblico si spella le mani in continui applausi.
Sul palco, il presentatore Daniele Lucca esalta l’entusiasmo di questo piccolo festival, e il cambiamento tutto cagliaritano che potrebbe scaturirne.
Citare Gandhi era quasi obbligatorio.
Dati alla mano, sono passati qui in giro qualcosa come 7000 persone. L’anno scorso 5000. Ancora meglio sottolineare i quintali di patate vendute e le migliaia di birre scolate durante gli aperitivi cinematografici, momento di riferimento/interazione/scambio tra autori e pubblico.
Come sottolineano sia il maestro della televisione Alessandro Ippolito che il giovane sindaco Massimo Zedda, dotato di una voce potente causa microfono a pile scariche, un evento di questa portata produce economia, e non solo cultura.
E va incentivato, amato, partecipato, diffuso.
Nonostante i bilanci horror del comune, ci candideremo a diventare città crocevia del Mediterraneo per il 2013, ponte tra Europa e Africa.

Ci si collega con Barcellona, dove lo Skepto si tiene in contemporanea. E’ una diretta piena di risate, il tutto è improvvisato. E le parole, in un italiano condito di sardismi e spagnolismi, sono frizzanti, pilotate dal casino dei tempi festivalieri.
Come direbbe Daniele Lucca, o meglio, Tonino Guerra: “Si inizia a intravedere la Bellezza“.

La seconda parte della finale Short inizia con l’ironia svedese di “Bättre ränta” di Jimmy Olsson, l’iperrealismo contemporaneo del binomio polacco “http://” e “Vanishing“, del ventiseienne Bartosz Kruhlik, le crisi iraniane intitolate “No. Zero” di Ali Sedaghat Karimi, il commovente ma spietato “Dulce” immaginato da Ivan Ruiz Flores, le visioni da città dei peccati anni ’40 di “Sudd – Out of erasers” orchestrate da Erik Rosenlund; il tormento e gli isolamenti provati da Pradeepan Raveendran con “Shadows of silence“; infine le citazioni tra Palahniuk e Alejandro González Iñárritu di “¡Una Carrerita, Doctor!“, magistralmente architettato da Julio O. Ramos.

Tirando le somme, che cosa si trae da questo lotto di corti?
Un generale senso di soddisfazione, l’alta qualità, le storie che colpiscono, fanno riflettere, inducono al sorriso, alla rabbia o al pianto.
Eppure c’è dell’altro.
In otto diverse vignette, ho sentito, sottopelle, anche una tendenza a spiazzare lo spettatore con storie intraprese in media res, dal taglio per niente immediato o con un finale sospeso.
Quindi, un senso di inafferrabile, incompleto, indefinito.
E spesso lo stratagemma funziona.
Altre volte, un po’ meno.

Alzandomi dalla poltrona, dopo l’ovazione e le foto finali, do un taglio netto a tutte le valutazioni critiche, che lascio in favore del concerto de La Contrabbanda.
All’Hostel Marina la gente continua a consumare spassionatamente altri ettolitri di birra, i registi fanno l’occhiolino a tutti e inizio a pensare che questi quattro giorni a vivere continuamente la vita degli altri siano stati un’esperienza totale.

Vi do appuntamento al prossimo anno.
Arrivederci alla quarta edizione dello Skepto International Film Festival.
Dimenticavo…ecco i vincitori. 

Menzioni

Menzione Associazione Sostenible Happiness:
Http://” di Bartosz Kruhlik (in concorso anche con “Vanishing“)
Sudd (Out of erasers)” di Erik Rosenlund

Menzione Documentario:
Arctic spleen” di Piergiorgio Casotti
Pietranera” di Nicola Baraglia
While you were gone” di Frida Kempff

Menzione Scuole:
Risorgiamo” di Girolamo Macina

Premiazione

Premio Scuole:
Volevo le Snaik” di Alfredo Sguglio e Luana Galluccio

Premio Speciale Animazione:
Birdboy” di Pedro Rivero e Alberto Vazquez

Premio Avanguardia e Sperimentali:
Keha mälu/Body memory” di Ülo Pikkov

Premio Speciale Videoclip:
Working man blues” di Hermes Mangialardo

Premio Speciale DocuShort:
In nome de Diu Molla” di Matteo Antonelli

Premio Speciale Sostenibilità Ambientale:
Die rechnung – The bill” di Peter Wedel

Premio SuperShort:
Die rechnung – The bill” di Peter Wedel

Premio Short:
¡Una Carrerita, Doctor!” di Julio O. Ramos

Testo di Alessandro Pilia

Foto di Paola Corrias

Info Skepto:

http://www.skepto.net
http://www.skepto.net/content/programma
http://www.facebook.com/pages/Associazione-culturale-Skepto/337187909775
http://vimeo.com/37251182

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One thought on ““Skepto International Film Festival”, Cagliari – Quarta giornata: Avanguardia, Memoria, Seconda Finale e Premiazione

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