Live report: Seacrash – Covo Art Café, Cagliari


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26 aprile 2012

Seacrash è un ragazzo di Iglesias che scrive canzoni, suona la chitarra acustica e canta.
Si chiama Antonio Littarru, ha fatto un disco intitolato “Swampy” (“Paludoso“, fresco di uscita per Big Moka) pensandolo da solo e facendosi aiutare da Diego Macis, sua controparte concertistica, maestro di vino, filosofia e organo elettrico.
Una bipolarità da ridere, fluente non solo nella posizione su sgabelli e tappeto del Covo Art Café, ma anche nel mood della scaletta.

Strano termine, la parola mood.
Suona inglese, pensosa e profonda. Suona esattamente ciò che vuol dire, senza bisogno di capirlo.
Seacrash è fondamentalmente mood. Umore, ambiente, stato d’animo. L’aria, la vena, il modo verbale.
Antonio è laureato in Lingue e Comunicazione all’Università degli Studi di Cagliari. Questo è un dato, uno spunto, ma il valore innato di poter trasmettere una sensazione o un sentimento non sono informazioni da esame, tirocinio o cattedra.
Per dire che chitarra e voce ricoprono la sottile buccia, veicolo del gusto celato di un album, di un live. All’interno si celano noccioli in versi.

Seacrash comunica, come una porta aperta.
Seacrash apre uno spazio a chi si siede intorno a lui, disposto a indagare tra i particolari della cameretta (luogo principe della composizione) per sbirciarne il sapore, coglierne il mood, gentilemente offerto da interpretazioni che partono tenui tenui, quasi sommesse, sino a conquistare pieno coraggio e farsi inni tonanti alla giovinezza, diamanti grezzi, pulsanti superfici di vita.

Un autore che incarna “la biografia di tutti quanti“, la zattera evocativa con accordi di organo e arpeggi incantati, inflessioni naif e cavo in tela ostinatamente schermato.
Il cantastorie appeso al filo dei nostri tempi.
E quei versi, mascherati da un inglese nostrano (e per questo ancora più ricco, come suggerisce Dainocova, uomo dietro l’etichetta Big Moka) arrivano dritti, puliti ineffabili all’ascoltatore: “We sacrifice our childish sight and acting like a pantomime” ( da “Me, Claude and the devil“).
L’esistenza in una scatola, i rapporti come compartimenti stagni, i dettami, le regole, i dogmi.

In uno spettro che va dalla trasognata estensione di Robert Smith alla claudicante instabilità di Syd Barrett, senza tralasciare il cupo misticismo di Ian Brown, Seacrash attraversa in un sentiero brullo tutte le insicurezze adolescenziali degli ultimi decenni, con piglio breve e snello, intonando filastrocche accese tra poetica Hammond e nuda melodia: “What the nightime brings when your head’s got wings?” (da “Head with wings“).
Tessendo l’infinita labirintica psichedelia di “Spiderwebs” e i fondi neri riflessivi/evanescenti di “Prism song“: “I’ve never been here even when you have believed to play with me once again, as to say, faded away while you walked alone“.
Era la notte di capodanno del 2011.

You’re not a beholder, you just try to repair a tear runned from your eyes by staring into mine” (da “Leaving“).
Le direzioni acustiche di pop songs 80’s (“September“); canzoni vecchie di dieci anni mai registrate, dall’epos cangiante (“What doesn’t kill you“); il bosco, con le sue utilitarie parcheggiate e i sedili sdraiati ad ammirare il firmamento (“Over the rainbow“).
I torpori registrati qualche giorno fa (“Purple“) e i riff, fogliami nati in elettrico (“The blue condition“, Antonio suona anche con i lisergici Orange Break) che spogliati si avvicinano a “Valende” dei Jennifer Gentle.

Completa il quadro “M” cover del secondo album di The Cure, malinconia loser orfana di una batteria che l’ha lasciata fuori dal disco registrato tra maggio e dicembre scorso. Sino allo strappo finale di “The thrills are not a problem“: decisa, fresca, scattante.

Probabilmente è la chitarra il miglior amico dell’uomo.
Lecca le ferite, ricama sulla fragilità.
E’ difficile esporsi come fa Seacrash, e mostrare il parziale disordine, un’enorme collezione di farfalle, uno scrigno di intensa sincerità.
Poi come in molti suoi inni, si leva la musica, sparisce il protagonista.
E la stanza rimane vuota.

Scaletta:

Head with wings
Me, Claude and the devil
Spiderwebs
Prism song
Leaving
Full moon baby
September
What doesn’t kill you
Over the rainbow
Purple
The blue condition
M
The thrills are not a problem

Testo e foto di Alessandro Pilia

Info Seacrash:

http://www.facebook.com/pages/Seacrash/93192611301
http://www.myspace.com/seacrash

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