Dal disgusto al delirio: analisi dell’opera “Fear and loathing in Las Vegas” di Hunter S. Thompson – Uppers & downers: surfando sull’onda senza guardare il promontorio


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28 maggio 2012

La pubblicazione di Thompson, non essendo solo un romanzo ma anche un doppio articolo giornalistico, offre degli spunti per capire gli anni sessanta visti dal punto di vista del decennio successivo, in una retrospettiva amara e delusa da come si siano incastrati gli eventi.
Ci sono due passi in particolare, in cui Duke lascia le redini del racconto per cullarsi di ricordi, e di lucidi commenti, sul suo  passato e sull’orizzonte storico, intrecciando parole e pensieri, in un tessuto ricamato come se fosse un lascito ai posteri.

Il primo passo, nell’ottavo capitolo della prima parte (pag. 22/63) è detto “Wave Speech” per la malinconica riflessione che prende per parabola il cammino di un onda.
Gli anni sessanta, la contestazione, e in generale tutto il fulgore emanato dalla Love Generation, che infine si infrange su una collina, perché ha esaurito il suo cammino, perché la corrente si è persa, perché il faraglione contro cui si scontra è semplicemente più forte.

L’onda era la San Francisco Acid Wave, il crogiuolo di movimento socio-culturale all’incrocio tra Haight e Ashbury Street, nel quartiere battezzato da Thompson come “Hashbury“, in cui santoni psichedelici, giornalisti d’inchiesta, Hells Angels, gruppi di hard rock e blues acido, assassini dal credo religioso deviato e autisti di bus coloratissimi con al seguito minorenni con la testa piena di LSD abitavano tutti nello stesso isolato.

Berkeley faceva da traino all’underground hippie di matrice beatnik.
La Honda scintillava con i fluorescenti “Acid tests” per la sperimentazione delle droghe organizzati dai Merry Pranksters e Ken Kesey, Allen Ginsberg, Gerry Garcia e i suoi Grateful Dead, Neal Cassidy, Tom Wolfe e Owsley Stanley, il più grande divulgatore lisergico della San Francisco Bay Area, e fornitore di LSD per i Beatles durante il loro “Magical Mistery Tour“.

L’onda che si cavalcava era un’esaltazione che sapeva di vittoria, una sfida non combattuta perché senza nemici sullo stesso piano attitudinale.

Tutta la città sarebbe sprofondata, con il Monterey Pop Festival, nella sua degenerazione mainstream, e con la Summer of Love del 1967, che ha stemperato l’impegno politico e la capacità creativa, per sfogarsi nel più classico sex, drugs and rock&roll, perdendo la bussola della motivazione, e la credibilità.
Quel periodo segna l’inizio della disillusione di Thompson.
L’onda si stava infrangendo, per poi scivolare via con la risacca nell’era dei downers di Nixon

Il discorso prosegue nel secondo passo, senza perdere il filo, all’undicesimo capitolo della seconda parte (pag. 63/166), proprio con Nixon.
E’ il tramonto degli uppers, finiti come la Studebacker, fuori moda, fuoriluogo.
E’ il mercato della droga, che si fa sempre più pesante, in modo che il cervello non riesca nemmeno a percepire quello che succede intorno.
E’ l’era dei farmacisti che diventano spacciatori di medicinali come il Seconal.
E’ l’invenzione del metadone per fermare l’avanzata dell’eroina nella classe media bianca.
E’ la strada che si riempie di hippie ormai invasati, in cerca dell’ultima dose  a buon mercato.

I miti dei sixties sono morti, o hanno perso il loro posto in prima fila tra i grandi del mondo: “Tim Leary a prisoner of Eldridge Cleaver in Algeria, Bob Dylan clipping coupons in Greenwich Village, both Kennedys murdered by mutants, Owsley folding napkins on Terminal Island, and finally Cassius/Ali belted incredibly off his pedestal by a human hamburger, a man on the verge of death.Tim Leary prigioniero di Eldridge Cleaver in Algeria, Bob Dylan a collezionare buoni-sconto al Greenwich Village, entrambi i Kennedy assassinati da dei mutanti, Owsley che piegava tovaglioli a Terminal Island, e infine Cassius/Alì incredibilemente detronizzato da un hamburger umano, un uomo a tu per tu con la morte.” (pag. 8/28).

Tim Leary è preso di mira più volte come ex-eroe della controcultura che ha spacciato droga in cambio di ideali, pagandone le conseguenze: nel 1971 si trovava in esilio in Svizzera, ospite/prigioniero del mercante d’armi Michel Hauchard, due anni dopo sarebbe stato arrestato dal BNDD, predecessore della DEA, e condotto in carcere sino al 1976, per poi ritirarsi a vita meditativa da stand-up philosopher).

In realtà, secondo Thompson, chi ha pagato più salato è stata un’intera generazione, che ha confuso il giusto dosaggio di sostanze psicotrope, assieme allo yoga e alla scalata dello “Eight-circuit model of consciuosness“, con una selvaggia incoscienza sperimentatrice, figlia dell’ignoranza ribelle.
Ora che il trip era svanito rimaneva un gran mal di testa, e un senso di vuoto enorme, sapendo che mentre si era tra le nuvole, “loro”, la maggioranza silenziosa, gli squares, avevano continuato a stare coi piedi per terra, tenere strette le redini del gioco, e adesso guardavano con supponenza i capelloni di cui prima avevano tanto timore.

Leary aveva promesso il raggiungimento di uno stato, l’incontro di una forza, difficile da trovare con dei grossi problemi giudiziari da sistemare. Non tutti si sarebbero potuti permettere di morire in diretta telematica un trentennio dopo, in una villa circondata da una folta schiera di adoranti nostalgici.

Dal misticismo cosmico al ritorno alla religione, il passo è breve.
Sintetizzando col percorso spirituale dei Beatles, legatisi alla corte della cultura orientale del Maharishi Mahesh Yogi, Thompson spiega la delusione nella ricerca di un essere superiore, caratteristica della società dell’Occidente.
Soprattutto Lennon divenne piuttosto scettico nella sua posizione, e dedicò al personaggio che aveva attratto anche lo star system hollywoodiano la canzone “Sexy Sadie” (1968), col suo classico stile beffardo e provocatorio.

Dopo aver constatato che la commercializzazione delle religioni asiatiche era spiritualmente vuota, quanto simile a tutte le altre, parte dell’underground è tornato a una religione cristiana, materna, ma deviata, figlia del credo del do it yourself.
Dalla metà degli anni sessanta sono fiorite sette, famiglie e chiese come quella di Charles Manson, di Mel Lyman e il Process che hanno contribuito solo ad accogliere nuovi sventurati stuperstiti e portare sulle prime pagine dei giornali notizie raccapriccianti a base di omicidi, riti esoterici, gerarchie, droghe pesanti e un grosso movimento economico, pesando ancora di più, se possibile, nell’immaginario del conservatorismo americano, che non esitò a eleggere di nuovo Nixon nel 1972.

Testo e foto di Alessandro Pilia

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