Urban: Il Castello che non c’è


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5 giugno 2012

Scusi  dov’è il castello?”: questa è la domanda più frequente tra i turisti che fanno capolino nelle botteghe artigiane di Castello.
Il gioiello che corona la città di Cagliari, definita da Joyce “Gerusalemme bianca” per la luminosità della pietra calcarea che caratterizza il quartiere, non è affatto semplice da raggiungere.

Tra i turisti, i più agevolati nell’impresa dovrebbero essere i “locali”, quelli che provengono dai paesi più o meno vicini a Cagliari. Seguendo Andrea e Valentina, originari di Palmas Arborea (OR) muniti della mappa che viene fornita negli info-point scopriamo invece, mille difficoltà: dopo dieci minuti passati in piazza Yenne a consultare la cartina, chiedono informazioni per giungere a destinazione.
La mappa si rivela inutile per destreggiarsi tra i vicoli non segnalati alla ricerca dei monumenti.
Queste difficoltà son le stesse che deve affrontare il turista italiano medio.

Il discorso si complica per i turisti stranieri che in più devono cimentarsi con la lingua italiana, per la maggior parte di loro una perfetta sconosciuta. Sul fronte dei cittadini, la situazione non cambia: la maggior parte della popolazione di Cagliari non conosce l’inglese, e anche le indicazioni e i pannelli informativi – quando ci sono –  parlano solo italiano.

Proviamo a entrare nei centri culturali: il Ghetto, la Cittadella dei Musei, il Palazzo di Città, per citarne alcuni; il personale – cortese e disponibile – è scarso, le visite guidate non vengono proposte se non sono richieste e spesso riscontriamo carenza di materiale informativo, soprattutto in lingua straniera. Molti centri inoltre sono visitabili solo in occasione di Monumenti Aperti: la Chiesa della Speranza ne è un esempio.

Grossi limiti per quella che dovrebbe essere la capitale del Mediterraneo.

Con lo sbarco di Ryanair, nel 2009, e delle navi da crociera il settore turistico cagliaritano ha avuto un notevole incremento quanto a numero di passeggeri. Solo nelle navi tra il 2007 e il 2008 questi ultimi sono aumentati del 58% nonostante gli arrivi siano diminuiti, e la durata delle soste è stata estesa (anche sino a dodici ore) visto il gradimento degli utenti.

Sceso dalla nave o dall’aereo però, l’ospite ha di fronte un mondo nuovo e se non guidato, rischia di vagabondare e sprecare il tempo “andando a sbattere sui monumenti”. Le lamentele dei turisti trovano riscontro nelle “indagini conoscitive del cliente” dell’Autorità Portuale: le problematiche di maggior rilievo riguardano il servizio d’accoglienza e in particolar modo le informazioni turistiche. Per sopperire al problema sono stati attivati nel 2008 quattro nuovi info–point.

Lasciano a desiderare anche l’apertura dei negozi – che i turisti vorrebbero estesa alla domenica – e l’efficienza dei trasporti pubblici: per questo nella sede dell’Autorità Portuale sono stati aperti due sportelli per il servizio di autonoleggio ma il servizio dei bus CTM risulta sempre inadeguato. Inoltre, sono cambiati quasi totalmente i giorni di sbarco delle navi proprio per evitare che i turisti trovino i negozi chiusi.

Sono tante le barriere da abbattere, in primo luogo quella linguistica che rischia di danneggiare i quartieri storici come Castello. Si incolpa spesso l’insufficienza di fondi – in questo periodo al centro di forti dibattiti – ma i “tagli alla cultura” non sono i soli responsabili dello stato di degrado del quartiere. La generale pigrizia nell’intraprendere nuove iniziative sembra inizi a diradarsi, per fortuna, in favore della presa di coscienza del grande valore culturale e turistico della zona.

La strada da percorrere per valorizzare Castello sembra tuttavia ancora lunga  ma la domanda è solo una: si ha la volontà di farlo o la Gerusalemme bianca è destinata a diventare un quartiere fantasma?

Testo di Valentina Ariu

Foto di Paola Corrias

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