Urban: Giorgio Grassi all’Università di Cagliari


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30 maggio 2012

Giorgio Grassi.
Nato a Milano il 27/10/1935. All’età di venticinque anni si laurea in architettura al Politecnico di Milano. Per tre anni lavora nella redazione di ″Casabella-continuità″,la rivista diretta da E. N. Rogers.

Già nel 1965 insegna nelle Facoltà di Architettura di Milano e Pescara.
Il suo curriculum, lungo e sostanzioso, si arricchisce di diverse pubblicazioni tra cui “Una vita da architetto”.
Svariati i progetti da lui realizzati, tra i quali il restauro e la riabilitazione del teatro romano di Sagunto, progetto redatto nel 1985 e realizzato negli anni 1990-1993.

Un grande architetto, di fama nazionale e internazionale.
Un diamante dell’architettura moderna italiana.

Giorgio Grassi mercoledì 30 maggio, è tornato a far visita alla città di Cagliari, ospitato dalla Facoltà di Architettura.
In via Corte d’Appello 87, nell’Aula Magna di Architettura, ha tenuto la conferenza ″Vecchio e nuovo. Questioni di progettazione″, a conclusione del ciclo di lezioni e seminari tenutisi da aprile a maggio nel cuore del quartiere di Castello.
In questi due mesi, l’architetto si è messo in gioco, ponendo a confronto il suo stile progettuale e il suo pensiero con le problematiche specifiche della città.
Sono intervenuti il Preside della Facoltà di Architettura Antonello Sanna, il Professore Nicola Di Battista e l’Assessore all’Urbanistica del Comune di Cagliari Paolo Frau.

Numerosi gli studenti accorsi all’evento.

La conferenza inizia con un lieve ritardo, alle 17.15. Un piccolo intoppo: ″Stiamo anche aspettando il mouse″, ironizza Antonello Sanna.
E’ lui a rompere il ghiaccio: ″Un anno fa abbiamo invitato Giorgio Grassi per ragionare insieme sul tema della città antica oltre quello della città contemporanea. Con lui abbiamo girato Cagliari″.

Perché invitare uno degli architetti più in vista in questi anni? Per risolvere il quesito: come ci si deve comportare, da contemporanei, con una città storica? Quale deve essere il rapporto con l’antico? Bisogna attenersi ai dettami delle buone regole del restauro o in questi anni si sta cambiando rotta a riguardo?
Sanna torna indietro nel tempo, a quando era ancora studente. Racconta che, assieme ai colleghi, guardava e leggeva Grassi con ammirazione, definendolo maestro nel passato e maestro nel presente, un’occasione offerta in questa occasione ai giovani e alla città.

Prende la parola l’Assessore all’Urbanistica del Comune di Cagliari Paolo Frau, che, portati i saluti del sindaco Massimo Zedda, illustra le problematiche per l’approvazione del piano particolareggiato del centro storico.
Come intervenire nella conservazione?
Come sopperire al problema dei vuoti urbanistici? Si deve optare per la ricostruzione di un falso o prevedere l’inserimento di interventi contemporanei?
Come collegare la rocca con la parte bassa della città senza ricorrere a interventi invasivi, quali scale mobili, estremamente impattanti?

Prende la parola Nicola Di Battista, docente all’Università di Cagliari. Presenta il ciclo di seminari e lezioni tenutisi nei mesi di aprile e maggio, definendoli delle ″tavole rotonde″, degli incontri sui temi scottanti dell’area cagliaritana.
Ricorda che l’ospite, un anno fa, ha tenuto una conferenza per il laboratorio Costrumlab organizzato dalla Facoltà.

Il 30 di maggio l’architetto presenta il suo lavoro che ha per oggetto le stesse tematiche. Un confronto, un evento, una scelta di campo.
Gli obiettivi generali del progetto seminari/lezioni/conferenza consistono nel cercare le condizioni collettive che non si sono potute ricreare in questi anni.
Il primo obiettivo è affrancare l’architettura stessa dai troppi personalismi tecnici, artistici, formalistici, quindi creare un’architettura per il nostro tempo.
Ultimamente si è data attenzione alla ″città brutta″ e alle sue problematiche, mettendo in secondo piano, di conseguenza, la città storica. In questa conferenza si sono così elaborate diverse teorie per una nuova pratica.

Grassi esordisce spiegando che il suo compito è quello di relazionarsi, tramite il confronto, ai lavori dei due mesi precedenti. I problemi posti riguardano specialmente tre momenti della costruzione della città storica:
– I vuoti urbanistici del quartiere di Castello
– Il problema dovuto a una lottizzazione in settori stretti e allungati
– L’Anfiteatro Romano.

Per quanto concerne Castello, occorre la costruzione di nuovi interventi, nuovi edifici pubblici conformi alle norme da adattare alla struttura della città antica. Le mura storiche cittadine, nel corso degli anni, sono divenute parte edificata.
L’architetto si è già occupato della progettazione di costruzioni su lotti stretti e profondi, dei vuoti e del rapporto fra edificazione e mura.
I progetti che Grassi presenta, frutto della sua mano, vogliono essere un esempio di modus operandi nell’intervento del contemporaneo sull’antico, traslato al caso specifico di Cagliari.

Primo tra i progetti illustrati è quello della Biblioteca Centrale di Groningen, in Olanda (1989/92).
La principale questione architettonica da affrontare era certamente il rapporto tra l’edificio da realizzare (di grandi dimensioni, di alta fruibilità come da biblioteca centrale della regione) e la fitta trama di isolati gotici del quartiere storico, stretti e allungati, proprio come quelli di Castello.
Anche qui è sorto il dubbio sulla scelta progettuale da sposare: mimetizzare la nuova architettura, rischiando così di realizzare un falso, o eccedere con un’opposizione di stile?

Il progettista non prende nessuna di queste vie. Sceglie piuttosto la continuità evidenziando il problema, rendendolo un trampolino di lancio per una progettazione equilibrata col contesto. Questa sarà la soluzione utilizzata in tutti i progetti illustrati nel corso della conferenza.

L’architettura ha il compito di rappresentare attraverso gli edifici le regole e i principi caratteristici di un contesto urbano.
Dice Grassi :″Dovevamo realizzare un edificio pubblico nella strada monumentale, nella quale si affacciavano edifici antichi impostati su lotti lunghi e stretti. La soluzione… si è usata la struttura a lotti stretti e profondi lasciando dei vuoti. E’ stato usato il ritmo della città gotica. Nelle vicinanze è presente un tempio cattolico, arretrato rispetto alla sala pubblica dal quale abbiamo preso spunto per la progettazione della biblioteca.″

Altri esempi che sono stati esposti sono il museo Wallraf-Richartz, Colonia (1996), il museo Kunsthalle Adolf Würth, Schwäbisch Hall (1997) e, ultimo non per prestigio, il progetto di restauro e riabilitazione del teatro romano, restauro del foro e realizzazione del museo archeologico di Sagunto.

Altro tema trattato è la costruzione sopra le mura. Sul lato est di Castello queste sono inglobate nella roccia. Le strutture militari hanno sfruttato le mura antiche. Il progetto portato ad esempio, nel quale si è costruito un museo archeologico sfruttando il castello preesistente, è quello messo in pratica a Sagunto.

Ultimo tema preso in considerazione è come intevenire sull’anfiteatro di Cagliari. Citando quello di Sutri, completamente ricavato dalla roccia, ancora intatto, non invaso da interventi impattanti, si sottolinea lo stato di degrado in cui versa oggi.
L’anfiteatro di Sutri è simile a quello cagliaritano per via del portico.
Dalle fotografie aeree si evince la forma originale dell’anfiteatro romano. Grassi considera ″miserevoli le gradinate per gli spettatori″. Afferma inoltre che, per assurdo, ″Lo spettacolo dovrebbe essere l’anfiteatro″.
Ad esempio, il teatro di Sagunto era stato completamente falsificato da un’inesatta ricostruzione. Grassi sceglie, coraggiosamente, di eliminare l’intervento precedente per creare una gradinata che segue il profilo ellitico dell’anfiteatro, utilizzando un sistema e dei materiali facilmente reversibili, dando un grande esempio di leggerezza e armonia, oltre che di funzionalità.

L’appuntamento si conclude con un breve dibattito e con un caloroso ringraziamento dell’Università di Cagliari all’architetto fautore di una nuova scuola, che ci ha indicato una soluzione possibile per risolvere i problemi urbanistici della nostra città.

Testo e foto di Paola Corrias

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