Dal disgusto al delirio: analisi dell’opera “Fear and loathing in Las Vegas” di Hunter S. Thompson – La citazione iniziale


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15 maggio 2012

He who makes a beast of himself gets rid of the pain of being a man.

Dr Johnson

La citazione del letterato più illustre nella storia inglese è la prima degli innumerevoli rimandi, collegamenti, ricordi, descrizioni e dissertazioni che Hunter S. Thompson fa sulla cultura anglo-sassone, più precisamente statunitense, collocata nell’anno 1971 e speculante sul Sogno Americano e sulla sua morte, con un gusto particolare per l’ambiente musicale come filtro e metro di valutazione della società post-sessantotto, la satira su Richard Nixon, lo spettro della guerra in Vietnam, il tramonto del decennio hippie e delle contestazioni che hanno infiammato gli USA (ma non solo) e tutto quello che ruota attorno a Las Vegas, frontiera prediletta dello yankee medio, i suoi sport, le religioni deviate e la teoria della fuga come deterrente alla nausea.

Thompson cita l’autore del “Dictionary of the English Language” perché quello che stava succedendo attorno gli provocava paura e disgusto. Il drogarsi è quindi un modo per trasformarsi/ridursi allo stato di bestia, scegliere di essere non-umani, e non provare la pena di fronte a quello che la società, così come la politica e la guerra, hanno creato.

Come scrive John Satriano, tra gli autori delle voci della “Piccola Enciclopedia Psichedelica“: “La citazione all’inizio di questo libro è la risposta data a una signora che gli aveva chiesto perché un uomo facesse di sé una bestia, ubriacandosi.
Ed ecco chiarito in poche parole, con l’epigrafe, il perché di un filo conduttore che in sé giustifica un intero libro, un intero film, e parecchie esistenze.

Anche se la citazione è presumibilmente riferibile all’esperienza dell’erudita inglese, marito di Tetty Porter, nota oppiomane, e quindi alla pena con cui lei sopportasse la vita e le malattie della vecchiaia, ecco cosa significa essere “contro” senza schierarsi frontalmente col nemico, ma al contrario staccarsene, differenziarsi, autoretrocedersi per non essere della stessa risma, e fuggire annullando il reale: “Every now and then when your life gets complicated and the weasels start closing in, the only real cure is to load up on heinous chemicals and then drive like a bastard from Hollywood to Las Vegas. To relax, as it were, in the womb of the desert sun. Just roll the roof back and screw it on, grease the face with white tanning butter and move out with the music at top volume, and at least a pint of ether. – Ogni tanto, quando la vita si complica e i predatori cominciano a farsi sotto, l’unico vero rimedio è fare il pieno di micidiali prodotti chimici e poi guidare come un bastardo da Hollywood a Las Vegas. Per rilassarsi, come si suol dire, nel grembo del sole del deserto. Tirare giù la cappotta e fissarla ben bene, imbrattarsi la faccia di crema abbronzante e decollare con la musica a tutto volume, e almeno mezzo litro di etere.” (pag. 4/19).

Preferire l’essere meno, piuttosto che avere quel di più che snobilita lo stesso essere.
Noi preferiamo non essere uomini perché non accettiamo tutto questo, sembra dire Hunter S. Thompson/Raoul Duke.

Testo di Alessandro Pilia

Foto di Paola Corrias e Sergio Pilia

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