Intervista: End.


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1 dicembre 2011

Gli End. provano in una sala di Pirri, una delle tante dell’hinterland cagliaritano.
Si trova in mezzo a qualcosa che assomiglia a uno scorrimento veloce.
Morbido all’occhio ma duro sulle gengive, ho il piacere di sentire il loro suono solo dopo esser arrivato in ritardo, a repertorio quasi concluso.
Parcheggio la Delorean e riesco a carpire, anzi percepire, il sentimento dell’incisiva “Good news“, probabilmente il loro pezzo più stupefacente a livello compositivo, prima di essere preso e buttato in un labirinto dal giro di basso di “Jail bars“, trovando il modo di uscirne solo grazie alla familiare “Restart“, rinnovata dalla duttile voce di Giulio e dalle diavolerie di Fabio, per poi essere definitivamente risucchiato dai deliri marziali e campionati di “Fireworks“.

A quel punto ho appena la forza per chiedere al quintetto alcune delle loro influenze discografiche.
Ecco la lista dei dischi che ascolterete nei prossimi giorni:

Rio” – 1982 – Duran Duran (Giulio, voce)
Pornography” – 1982 – The Cure (Stefano, chitarra)
La voce del padrone” – 1981 – Franco Battiato (Gabriele, batteria)
Metallo non metallo” – 1997 – Bluvertigo (Angelo, basso)
Zero” – 1999 – Bluvertigo (Fabio, tastiere e synth)

Titoli che non lasciano spazio a dubbi in merito alla direzione intrapresa, a metà tra stile dinamico e introspezione nuvolosa. Ora lascio spazio alle voci dell’informe sala prove degli End., buona lettura.

A.P.: Gli End. hanno una storia abbastanza consolidata negli anni. Tornando alle origini, come rivedete la nascita del gruppo? Qual è il ricordo a cui tenete di più?

End.: Ci sono stati molti cambiamenti. Inizialmente eravamo un trio ideato da Stefano, il chitarrista, e suo fratello Gabriele, il batterista. Ci chiamavamo Terawatt, giusto per essere un’ottima alternativa a Le Luci Della Centrale Elettrica. Angelo era il cantante/bassista, formula atta a tenere fede alle dicerìe del cagliaritano che lo volevano sosia di Morgan dei Bluvertigo. Pista comunque abbandonata per via del volume della voce, che somigliava più a quella di un gattino indifeso e veniva sotterrata dai volumi generali.
Da allora ci sono state delle evoluzioni sempre crescenti, fino ad arrivare ai giorni nostri, dove abbiamo conseguito la parvenza di un vero gruppo compatto, tendente al professionista, a tratti spocchioso. I ricordi a cui teniamo di più sono i due concerti a fianco dei Diaframma, in cui ci siamo dilettati in un duetto con Federico Fiumani nel famosissimo brano “Amsterdam“. Ci è cara anche l’esibizione al Primo Maggio a Sestu dove abbiamo diviso il palco con gli Offlaga Disco Pax, Giorgio Canali & Rossofuoco, ManialFM e Was. Un aneddoto simpatico, però, riguarda il nostro esordio live con gli allora Chemical Marriage. Il loro vocalist cantò con noi “Digging the grave” dei Faith No More. Il Fato ha voluto che quel cantante, dopo due anni, ora sia il nostro: Giulio Muscas.

A.P.: L’ingresso di Fabio alle tastiere e agli effetti portato a una maturazione del suono degli End., come sono cambiate le dinamiche da questo momento in poi?

End.: Fabio (Old Sparky) è stato il primo a dare l’avvio al cambiamento radicale del gruppo verso una forma semi-professionista. Abbiamo scelto lui per l’esperienza discografica, la maturità umana e l’intelligenza artistica. Il fatto che abbia accettato subito di entrare nella nostra famiglia ci ha onorato e dato una conferma importante sulla qualità della musica. Il suo target sonoro è ciò che più adatto potesse essere al progetto End., con sonorità maggiormente elettroniche e new wave rispetto a quelle del precedente tastierista, orientate verso un sound di matrice progressive 70′s, molto individualiste. Inoltre, c’è stato il passaggio da “gruppo cover” (suonavamo pezzi che nel cagliaritano non sono mai stati eseguiti da nessuno, avete mai sentito “Girl u want” dei Devo coverizzata da qualcuno?) a concerti con quasi esclusivamente pezzi inediti, idea comunque primaria dalla nascita del gruppo. Inoltre, passare da sei elementi a cinque ha messo il combo in condizione di essere più libero e sciolto anche nella dimensione dal vivo.

A.P.: Come è stato condividere lo stesso palco con diversi gruppi e artisti dell’underground italiano?

End.: Come detto prima, le due esperienze coi Diaframma sono state molto importanti per noi, anche perché abbiamo avuto occasione di farci conoscere. Pare addirittura che siamo piaciuti a Fiumani. Il palco del Primo Maggio, allo stesso modo, è stata una buona opportunità e ci ha dato molta visibilità a livello locale. Ora speriamo di aprire i concerti di Pitbull ed El Mudo e siamo sicuri del grande salto.

A.P. : Il concerto del Fabrik vede l’ingresso in scena del nuovo cantante, Giulio Muscas. Come si è innestato nel gruppo? Come avete trattato e riarrangiato il vostro repertorio?

End.: Giulio si è inserito benissimo da subito. Vuoi un po’ perchè è un amico di vecchia data, vuoi perchè abbiamo già avuto quella breve esperienza assieme, vuoi per il suo carattere espansivo, carismatico e positivo. Con il suo innesto le melodie vocali hanno assunto un ruolo leggermente più pop, e i testi hanno un legame più logico con le canzoni. Giulio è molto bravo dal punto di vista melodico, e ciò si sposa alla perfezione con la nostra musica. Gli unici brani rimasti intatti sono “Restart” e “Tears“, che sono le nostre prime creazioni. E rimarranno così, ringraziando Andrea Porcu, il precedente cantante, per il lavoro svolto.

A.P.: Quanto conta la presenza scenica nei vostri set?

End.: La presenza scenica è fondamentale per una band che ha delle ambizioni. Un gruppo senza di essa è come un uovo col tuorlo ma senza albume e guscio. Quando una band sale sul palco, è come se stesse a teatro. E’ importante l’impatto audio, così come quello visivo. Non è un caso, infatti, che immagini e musica vadano di pari passo. Da venerdì 2 dicembre abbiamo apportato delle notevoli novità riguardo la presenza scenica, che sino ad oggi non è stata particolarmente curata. Ci saranno dei nuovi aspetti scenografici che però non vi diciamo, vi invitiamo a vederli direttamente al Fabrik.

A.P.: Come nascono i pezzi degli End.? E’ vero che Angelo si ostina a non usare il plettro?

End.: Solitamente i nostri pezzi nascono nel nido Asunis S. (il chitarrista) in una fredda camera a noi nota, di fronte ad un computer che, a metà strada fra la musica e la pornografia (come ogni computer che si rispetti), vede le canzoni crescere pezzetto per pezzetto: dall’idea originale fino alla struttura completa. Ma è solo in sala prove, con l’arte di tutti i membri, che i brani prendono forma e anima. In tutte le canzoni c’è la magia delle tastiere di Fabio, la potente sinergia ritmica di Angelo e Gabriele, i deliri della chitarra di Stefano e la magistrale poesia apocalittica di Giulio che creano una new wave unica, moderna e inossidabile. Sentire per credere!
Angelo non usa il plettro perchè in tutta onestà non lo sa usare. La sua scusa è sempre la stessa: “E itta seu, punk?” (Tradotto: “Secondo te sono un punk?“). In realtà vorrebbe suonare come Gianni Maroccolo, ma non ci riesce. Si accontenta di emulare Steve Harris degli Iron Maiden, da sordo.

A.P.: Che forma ha la scena cagliaritana in questo fine 2011? Quali sono gli ultimi live che vi sono piaciuti?

End.: Perchè, ci sono stati live ultimamente? A Cagliari e hinterland ci sono tanti musicisti rispettabili, ma è raro che ci sia qualcuno che abbia l’ambizione di uscire fuori dall’isola. Per cui, anche i migliori progetti prima o poi finiscono in un nulla di fatto. I primi gruppi validi che ci vengono in mente, comunque, sono gli Scarecrew, i King Howl Quartet, i Desert Hype e i Karate Lessons (Angelo aggiunge anche i Thank U For Smoking). Ma comunque, e non lo diciamo per arroganza, sentirete parlare degli End., e non solo a Cagliari, che non rimane la nostra meta principale.

A.P.: Cos’ha la Sardegna da promettere a un gruppo emergente? Ci sono prospettive? (Per piacere non imprecate nel rispondere)

End.: Dal punto di vista discografico, niente. Non esiste attualmente qualcuno che abbia fondi necessari per investire su un progetto interessante. Il problema dei sardi è che non hanno rischio imprenditoriale, figuriamoci per un gruppo musicale. Solitamente chi ha ambizioni, e non vuole rimanere nel circondario isolano, o si autoproduce o cerca un’etichetta italiana o estera. Qualcosa di interessante, però, lo sta facendo il progetto Brinca, a livello di divulgazione. Dal punto di vista concertistico ancora meno: i locali per suonare in elettrico scarseggiano, solo a Cagliari ne conto quattro o cinque, ed è sempre un problema anche per quanto riguarda i cachet, spesso ridotti ad essere ricavati da un prezzo d’ingresso. Per chi fa musica propria è diventato un problema, anche per l’appiattimento culturale nazionale, dove si preferisce una tribute band ad un promettente gruppo di musica inedita. Questa è la conseguenza del feedback di “Amici” di Maria e “X Factor“. Bisogna lottare e riuscire ad emergere comunque. Noi ci crediamo.

A.P.: Cosa volete dal pubblico del Fabrik?

End.: Che non ci lanci niente sul palco, perchè potremmo bloccare il concerto. E con questo siamo molto seri. Accettiamo comunque la sfida.

A.P.: Pubblicherete un disco, prima o poi, o sarò per sempre costretto ad andare ai vostri live e registrarmi tutto col telefonino?

End.: Ora stiamo registrando una pre-produzione. Il disco uscirà possibilmente prima del 2012, perchè poi finirà il mondo e nessuno potrà ascoltare la nostra musica. E ricorda che chiunque registrerà i nostri concerti, dovrà darci il 90% dei compensi SIAE + cene per 5 persone e viaggi da Cagliari a Tertenia, andata e ritorno.

Testo di Alessandro Pilia

Foto di Paola Corrias

Info End.:

http://www.myspace.com/endpuntato
http://www.facebook.com/pages/End/215503861778?ref=ts

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