“REVERSE: REV#3” – Alessandro Biggio – Marco Lampis – Pietro Mele – Quit Project – ExMa’, Cagliari


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9 maggio 2012

Reverse.

Il 9 maggio 2012 alle 18.00 l’ExMa’ ha aperto nuovamente la Sala delle Volte a una particolare sperimentazione: Rev#3, a cura di Micaela Deiana, su creazioni dii Alessandro Biggio e Marco Lampis.
In un secondo tempo è intervenuto Pietro Mele e il discorso si è fatto ancora più consapevolepur nell’assenza di qualsiasi pannello di sala.
Per il terzo passo si inserisce il Quit Project di Marcello Cualbu e Michele Casanova. Un parco giochi a percorso completamente libero.
Tutto si articola in due ambienti distinti: uno dedicato all’esposizione, l’altro adibito ad archivio dei documenti relativi all’ideazione e allo sviluppo del progetto. Un escursus candido, nudo e crudo.

Reverse. Traduzione dall’inglese: Cambiare.
Un mutare continuo, in simbiosi.
Offrire all’avventore la possibilità di bloccare, nella mente (ma anche nell’immediato esterno di sé) questo cambiamento.
Per la terza volta il cantiere si apre. Si fa sede espositiva pubblica in divenire.

Si tratta di un progetto sperimentale che vede un luogo unico per cinque artisti diametralmente opposti per stile e ambiti di ricerca. Lo spazio accoglie la materia plastica utilizzata nei loro lavori. L’energia non si crea ne si distrugge, ma si trasforma.
Definita come “installazione ambientale“, ricrea un contesto ampio, ma al contempo idealmente raccolto. Il fruitore/spettatore si fa parte integrante del concetto, interagendo con le opere, con i pulviscoli (talvolta in rapporti anche esterni) che emanano. I concetti si rappresentano, gli artisti spiegano i cimenti e gli studi.
E gli astanti stessi divengono fautori dell’opera.
Parte contemplante.
Ospite.

Prendendo spunto dalle parole di Micaela Deiana: “Il luogo dell’arte, (…) il territorio in cui decadono le leggi naturali per lasciare lo scettro al solo dominio dell’artista. Il visitatore lo attraversi con la sola bussola del proprio corpo“: noi l’abbiamo fatto con una macchina fotografica e un taccuino. Pensiero percettivo, filtro cognitivo, mente indagatrice.

Alessandro Biggio: colui che da l’impronta architettonica. Lavora coi materiali, sui processi, testa l’interazione tra essi e tra essi e i fattori esterni, il tempo ad esempio. Il legno, la cenere, la calce. Un bilico in medesima forma angolare, agganciato in giuntura, dettata dalla volonta, o dalla legge fisica.

Marco Lampis: meno materiale, approfondisce l’aspetto sensoriale. Con la cera, a lavorare il messaggio uditivo, servendosi contemporaneamente di spazio e suono per riprodurre immagini. Spaccando vetri che si fanno forma. Vuoti e pieni, pieni di nuovo vuoti. Generando costrutti che sono generazioni successive di un precedente concetto.

Pietro Mele: colui che da risalto al senso della vista. Proietta dei video per comunicare quanto la percezione umana del tempo possa essere influenzata dai fattori caratteristici dell’epoca contemporanea. Cambiano i paesaggi, perché è variato il grado di empatia dell’uomo con essi. I video danno l’occasione di ripristinarla. Sta tutto nella scelta.

Quit project: scarnificata, rallentata, scandita, codificata, affumicata è l’interazione tra materia, luce e suono, che si fondono in performance infinitamente diluite nel tempo. Nella rete. Un filo d’ Arianna laser, per non perdersi nel labirinto della non-percezione. Il risultato è minimalista, essenziale, così da far risaltare la linea progettuale del concept. Informazioni che vagano a onde sentimentali, in flussi precisi ricerca/ora.

Archivio e spazio espositivo/sperimentale sono in generativa (prolificante o sottrattiva) evoluzione. Cambiano anche in relazione alla percezione dei visitatori.
Esposizione di foto per una documentazione passo per passo, testi critici, portfolio, testimonianze di precedenti manifestazioni. Perché e percome si è arrivati qui adesso.

Termine emblema dell’evento: CONSAPEVOLEZZA.
La consapevolezza del rischio nel prendere una direzione inesplorata, perché il fruitore non è più protetto da un percorso espositivo già definito, ma al contrario deve mettersi in gioco e decidere come e in che misura interagire con le installazioni, come reagire fisicamente e sensorialmente. E’  come un’occasione per prendere atto del proprio corpo. Io esisto, io interagisco, rispondo agli stimoli, quasi fosse un esercizio da laboratorio di contact improvvisation, traslato alla sfera dei sensi.

L’esposizione è il lieve riflesso di una corposa idea, di un’impalcatura di progetti ideati da persone diverse che si intersecano e si ingarbugliano in un groviglio, che ognuno può sciogliere a suo piacimento, nella maniera che più gli aggrada.
Vi invitiamo a mettervi in gioco, a rilevare la cognizione che c’è in voi.
Il prossimo appuntamento è il 19 maggio, ore 17.30, con Reverse Talk. Un sipario denso di riflessioni.

Testo di Paola Corrias e Alessandro Pilia

Foto di Alessandro Pilia

Info Reverse:

http://www.quit-project.net
http://www.knivesovereyes.org

 

 

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